Una classifica delle rovesciate piú impossibili di sempre

Pochi giorni fa Mattia Zaccagni ha messo a segno uno splendido gol su rovesciata. Oggi celebriamo il piú spettacolare gesto tecnico con una speciale classifica.

Eseguire una rovesciata é il sogno di tutti i calciatori amatoriali.

Perché quella famosa stilizzazione di Carlo Parola sugli album della Panini evocava piú di una giocata, era bensí il sogno di poterla replicare. Ma quali sono le piú spettacolari di sempre? Cerchiamo qui di elencare le piú difficili da realizzare.

10 – Mexes vs Anderlecht:

Mexes ha segnato addirittura 2 gol in rovesciata nella sua carriera (l`altro in amichevole estiva). Qui il francese decide di provarci dafuori dell`area di rigore su assist di Flamini. La palla va altissima e finisce sotto la traversa alla destra del portiere.

9 – Gareth Bale vs Liverpool:

L`occasione non é proprio delle piú inutili, siamo in finale di Champions League. Il gallese decide di chiudere la partita cosí. La coordinazione é perfetta e Karius (appena autore di due errori mostruosi) non ha tempo di reagire.

8 – Rooney vs Manchester City:

É il derby di Manchester, tensione alle stelle. Le 2 squadre si giocano nel derby una fetta importante del campionato.

Sul 2-1 per lo United, Nani serve a Rooney un cross a mezz`altezza. Lui fa letteralmente esplodere lo stadio con una sforbiciata magica, che chiude la partita e lo fa diventare una specie di icona della cittá.

7 – Gianluca Vialli vs Cremonese:

Siamo negli anni mitici della Juve di Vialli, Baggio e Ravanelli.

I gol migliori in acrobazia in quella squadra con Lippi in panchina sono specialitá del numero 9, che in aria se la cava come col pallone tra i piedi. Qui a farne le spese é la Cremonese, con i difensori che rimangono increduli. Tanta poesia e tanto vintage.

6 – Marco Van Basten vs FC Den Bosch:

I gol acrobatici erano una buona abitudine per l`olandese. Qui il pallone gli viene servito da destra. Van Basten, posizionato sul vertice sinistro dell`area, va a incrociare in aria verso il sette opposto. La traiettoria non puo` essere piú perfetta. Palo-gol e portiere fermo.

5 – Moriero vs Neuchatel Xamax:

`Checco Moriero ci delizia nel 1997 in Coppa Uefa.

Quando nessuno se l`aspetta, su cross precisissimo di Sartor Moriero fa la magia. Da buon brevilineo trova in pochi attimi la cordinazione e si inventa una sforbiciata a incrociare da urlo.

4 – Youri Djorkaeff vs Roma:

1997. Chi ha l`etá per ricordarselo lo tiene ancora in memoria.

Il portiere giallorosso Sterchele respinge di piede un tiro di Ganz e la palla si impenna. Pazzamente il gioiello francese decide di trovare un gol che qualsiasi interista ricorda.

3 – Ibrahimovic vs Inghilterra:

Nel 2012 Zlatan decide di esagerare.

Dopo 3 gol personali entra nella storia. Pasticcio di Joe Hart che esce di testa e la alza in aria. Ibrahimovic sa che il portiere é fuori porta e prova l`impossibile, una rovesciata da 40 metri. Un misto tra arte, balistica e taekwondo.

2 – Cristiano Ronaldo vs Juventus:

Il re della Champions contro la sua futura squadra. L`impatto perfetto col pallone, l`elevazione a piú di 2 metri di altezza e l`ennesima prodezza lasciano sbigottiti i tifosi juventini, Buffon e Zidane (con una mano sulla testa).

Poi l`ovazione e la mano sul petto di Ronaldo che fanno scattare la scintilla.

1- Ronaldinho vs Villareal:

Per la cima della classifica abbiamo scelto questa prodezza considerando una serie di fattori.

Nel gesto é da ammirare la prontezza nella torsione del corpo sull`arrivo del cross, poi la capacitá di reagire a un impreciso stop di petto e la velocitá con cui tutto accade. Del resto il Gaucho ci abituava a giocate che neanche alla Playstation sembravano possibili.

Difficili da pensare, certe cose, figuriamoci farle.

Il ritorno del Diavolo. 6 buone ragioni per credere nello scudetto.

𝐋𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭á 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚. Pioli ha ricostruito un gruppo dal niente. Con o senza Ibra, il Milan viaggia a grandi ritmi sempre e comunque. Il gruppo sembra superare le difficoltá con lo spirito e il senso di squadra.

𝐈 𝐛𝐢𝐠 𝐦𝐚𝐭𝐜𝐡: il Milan contro le grandi. Qui il Diavolo é primo in graduatoria, avendo battutto Inter, Napoli e Lazio. Chiaro segno di personalitá.

𝐈𝐛𝐫𝐚𝐡𝐢𝐦𝐨𝐯𝐢𝐜. Tornerá lui, il vero trascinatore e con lui tutta l`esperienza che puó essere decisiva nei momenti cruciali da qui a fine campionato.

𝐓𝐡𝐞𝐨 𝐇𝐞𝐫𝐧𝐚𝐧𝐝𝐞𝐳, quella furia a sinistra. É difficile stabilire se sia piu` la sua forza fisica o la sua qualitá. Che faccia gol arrivando al limite dell`area come un treno o che serva assist come un rifinitore puro, Theo é davvero un lusso.

𝐋𝐞 𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐧𝐞 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐞. Il Milan ha saputo meglio delle altre trovare la giusta luce in questo calcio stranito dal Covid. Ha avuto tantissimi contagiati ma non ne é mai stato condizionato. Non troppo a caso la lunga serie di gare senza sconfitte é cominciata con gli stadi vuoti nella stagione scorsa alla ripresa del campionato. Un calcio nuovo senza pressioni del pubblico ha facilitato le prestazioni dei molti giovani. Per chi gioca in leggerezza puó essere un vantaggio.

𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐨 𝐏𝐢𝐨𝐥𝐢. Ha fatto un miracolo, riuscendo dove avevano fallito i suoi predecessori. Gioco ed identitá sono evidenti, come soprattutto l`unitá di intenti. Bravo.

Pes 6 e le esagerate statistiche di Adriano

La leggendaria potenza di tiro dell`Imperatore in quel favoloso gioco di Konami era un valore clamoroso di 99. Bingo.

E chi se la scorda? La statistica significava che Adriano era a un solo punto di valutazione dalla massima potenza umana da calciatore virtuale.

Quale portiere aveva anche una sola possibilità quando la palla veniva effettivamente sparata da una specie di cannone?In pratica, se eri nella metà campo avversaria e Adriano era sul suo piede sinistro, tutto quello che dovevi fare era tenere premuto il quadrato. E c’erano buone probabilità che sia la palla che il portiere volassero dentro la porta.

Ma perché l’Inter era così oltraggiosamente imbattibile? Bene, la storia racconta che il produttore esecutivo di Konami Shingo “Seabass” Takatsuka era un fan dell’Inter e non era stato in grado di mettere da parte la sua fede calcistica nella creazione del gioco.

Si dice che Adriano, insieme a Recoba, sia stato uno dei giocatori preferiti dallo sviluppatore di giochi giapponese e questo si rifletteva nelle sue statistiche.

In tutta onestà però, Adriano poteva colpire il pallone con potenza sovrumana anche nella vita reale. Un esempio su tutti la punizione contro il Real Madrid del 2001, colpita a 105 miglia all’ora, che lo rendeva un record mondiale.

L`arrivo del piú grande – Elogio al Pibe

Il 30 Giugno 1984 il Napoli compra dal Barcellona il giocatore piú forte del mondo, che accetta di arrivare in una squadra di mezza classifica che non aveva mai vinto nulla.

Il 5 Luglio é il giorno della presentazione al San Paolo. Diego sale dalle scale dello stadio con una maglietta bianca semplice, fa un palleggio e lancia il pallone in aria verso il pubblico.

Per il numero 10 che diventerá l`uomo delle speranze di un intero popolo é un ingresso trionfale nella storia della cittá.

Napoli era una cittá piena di contraddizioni, che sta affrontando difficoltá sociali. Diego si fonde e si confonde in una simbiosi totale, nel luogo migliore in cui possa esprimersi. Quel calore e quell`empatia Diego non le avrebbe sentite o avvertite da nessun`altra parte.

Al Barcellona bisognava vincere e basta, l`essere o rappresentare qualcosa non era cosi` importante. Diego al Napoli invece dá l`opportunita` a una cittá intera. L`opportunitá di rivalsa verso il Nord, di battere gli imprenditori della Juve o del Milan, di essere considerati come una realtá che puó farcela.

Diego combatte per quel popolo e ne diventa il portavoce.

Diego non si é schierato mai insieme ai forti e quel poter rappresentarsi in lui ne ha alimentato pian piano il suo mito.

Diego regala 2 scudetti alla cittá e lo fa da capitano del popolo. Se il senso del calcio alla fine é di regalare felicita` alla gente tu sei stato il numero 1.

Un abbraccio Diego.

I piú bei ricordi di Francia `98

Abbiamo provato a elencare ció che piú ci é rimasto a livello visivo di quegli indimenticabili Campionati del mondo di calcio (forse i piú belli di sempre?):

– l`esultanza di Del Piero e Vieri dopo il gol alla Norvegia

– le giocate di Zinedine Zidane, il migliore al mondiale e
uno dei piu` grandi esteti del calcio di sempre

– il crollo psicologico di Ronaldo in finale

– il gol di Michael Owen all` Argentina agli ottavi di finale

– i dribbling inutili di Denilson

– Davor Suker e la sua Croazia (che in campo ha anche Prosinecky,
Boban e Stanic)

– i giocatori della Romania che decidono di tingersi tutti i capellI
biondo platino

– Baggio che fa la barba al palo calciando al volo contro la Francia,
sfiorando il golden gol

– le prime maglie di Jorge Campos, portiere messicano

– la doppietta di Thuram in semifinale

– Il Cile di Zamorano e Salas

Il mondiale di Francia e` stato uno dei piu` belli di sempre, portando al culmine lo straordinario calcio degli anni `90.

Denso di protagonisti e storie meravigliose.

Il Papu senza prezzo

Il `Papu` Gomez avrebbe potuto incassare uno stipendio d`oro e lasciare l’Atalanta per l`Arabia Saudita. L’argentino ha invece scelto di restare a Bergamo…

Negli ultimi anni, Papu Gomez è diventato uno dei personaggi più simpatici della Serie A.
Dalla sua ascesa alla celebrità e dalla sua genialità sul campo a come guida una squadra altrettanto divertente come l’Atalanta, ci sono molte ragioni per cui i fan amano ciò che l’argentino rappresenta. Recentemente però, i tifosi hanno trovato un altro motivo per applaudire il loro capitano.

Con La Dea che subisce una rivoluzione, sarebbe stato facile per una star che invecchia come Gomez passare oltre e lasciare il testimone ai giocatori più giovani.
Il club dell`Al-Nassr era pronto a offrirgli un contratto triennale del valore di 7,5 milioni di euro.

Tatticamente il numero 10 dell`Atalanta capisce il sistema della sua squadra più di chiunque altro.
Il modo in cui occupa le fasce esterne è una parte vitale del sistema di gioco di Gasperini, ma Gómez si abbassa anche molto spesso al centro del centrocampo per costruire e dare spazio agli inserimenti dei compagni..
Come se non bastasse è uno dei migliori recuperatori di palloni della squadra.

La creazione di situazioni differenti di gioco della Dea non sarebbe così prolifica come lo è con il capitano in campo.

Per molti, il Papu incarna lo spirito di ciò che l’Atalanta è davvero come squadra di calcio. Lui, come tanti altri presenti, non era certo un nome da protagonista prima di venire alla ribalta negli ultimi 3 anni. Molti di loro giocavano in club anonimi.

Sarebbe eccessivamente romantico definirlo indispensabile ma il Papu e la sua squadra si definiscono a vicenda sulla base della comune ascesa alla ribalta, dell’umile background e dell’approccio di gioco ad alto rischio.

E forse lui questo fattore lo ha davvero compreso: ha un legame speciale con la città e anche Bergamo lo ama.
Il Papu ha dimostrato che il calcio è molto più di quanto puoi guadagnare: puoi essere capitano, protagonista e godere del vero affetto dei tifosi. Queste sono le sue prioritá.

Hidetoshi Nakata, dal Perugia di Gaucci al gol scudetto contro la Juve

Nakata fu solo un investimento commerciale?

Quando nell’estate del 1998 il Perugia scommette 4 milioni di dollari per importare il centrocampista dalla J- League, l`operazione fa sorridere in molti.

I merchandisers rimangono a bocca aperta quando 5.000 compatrioti di Nakata fanno il viaggio per vedere il suo debutto in Serie A e quando i tour operator giapponesi includono un pacchetto di un giorno per la capitale umbra come parte delle vacanze italiane. Ciò comporta una presenza media giapponese di circa 3.000 persone alle partite di Perugia.

Ancora più gratificante per i proprietari del club, la famiglia Gaucci, sono i successivi ordini per 70.000 maglie “Nakata No7”, che sono state fatte non per caso dall’azienda di abbigliamento sportivo Galex di proprietà Gaucci.

A pochi mesi dal suo arrivo in Italia, divenne chiaro che Nakata rappresentava un duplice investimento ispirato. In campo, la sua combinazione di visione del centrocampo, tocco di palla da fuoriclasse e un certo fiuto da gol lo rendono una star del calcio globale. Il Perugia lo vende infatti alla Roma per 25 milioni di dollari.

In termini di valore di mercato, il regista che guiderà i padroni di casa nella Coppa del Mondo di Giappone e Corea del 2002 è stato una miniera d’oro. Sebbene trascorra gran parte della scorsa stagione in panchina alla Roma come sostituto di Francesco Totti, il club utilizza Nakata per guidare una campagna di marketing in Giappone che ha visto aprire piccoli negozi AS Roma a Tokyo e Osaka.

Fino a quel gol a Torino che sigilla lo scudetto per la Roma di Capello. “Il gol che mi cambio` la vita” dice il giapponese anni dopo.

Nakata era molto più di un sogno hipster.Il centrocampista era un’icona della moda, stella della Serie A e il pioniere del calcio giapponese.

Un nuovo Neymar?

Le ultime prestazioni generose e mature sono da vero top player ma quasi ogni aspetto della sua carriera ha diviso le opinioni.

Quando ha lasciato il Barcellona per il Paris Saint-Germain per 222 milioni di euro nel 2017, era una superstar superficiale e vacua, più interessata ai soldi che a vincere trofei.
Per altri era un calciatore ambizioso e desideroso di lasciare il regno di Lionel Messi per fondare il proprio.

Quando si tuffa con la maglia del Brasile ai Mondiali, fa vergognare una nazione orgogliosa. Amplifica l’idea di avere avuto una storia famigliare facile, essendo stato allevato nell’accademia del Santos, piuttosto che nelle difficili favelas.
Per altri è il fulcro creativo della Selecao e l’obiettivo più evidente.

Quando si infortuna, è debole. Per altri è vittima di maldestri contrasti da parte di difensori inferiori della Ligue 1.

Anche quando si prepara per le fasi a eliminazione diretta della Champions League di questa stagione, si prepara la cresta e indossa gli occhiali da sole colorati per i social media, come se stesse andando a un appuntamento su Tinder piuttosto che alla partita più importante nella storia del PSG.
Per altri sta proiettando l’immagine di un campione che mantiene la calma prima di una gara decisiva.

Neymar era e rimane il calciatore più divisivo della sua generazione, sia per il club che per la nazione.
Si diverte. Si infuria. Può avere ragione e torto in una singola partita, commento o post sui social media.

Ma nelle ultime 2 partite di fase a eliminazioni di Champions League è stato diverso.
Non ha lasciato spazio a interpretazioni errate. Nella sua prestazione esemplare nella semifinale vinta per 3-0 dal PSG contro il Lipsia era troppo concentrato e lucido per dividere il pubblico.

Ha mantenuto le cose semplici. Ha giocato per la squadra.

Questo è il nuovo Neymar, 28 anni. La sua età ha forse costretto il brasiliano a fare il punto della sua carriera.

La sua storia deve essere scritta adesso.

Da Vialli a Guardiola. Allenatori debuttanti diventati vincenti.

La notizia calcistica delle ultime ore é quella di Andrea Pirlo allenatore della Juventus, che scavalca nelle decisioni della dirigenza allenatori di esperienza come Zidane, Simone Inzaghi, Pochettino e Conte.

Il Maestro va a sedersi da esordiente assoluto in panchina, iniziando dal top in Italia e in Europa, una squadra che deve vincere l`ennesimo scudetto di fila ma soprattutto la Champions League. Senza scuse.

Nell`era del calcio moderno altri debuttanti hanno stupito da subito come grandi allenatori, capaci di vincere alla prima esperienza:
𝐒𝐯𝐞𝐧-𝐆𝐨̈𝐫𝐚𝐧 𝐄𝐫𝐢𝐤𝐬𝐬𝐨𝐧 vince la Coppa Uefa nel 1982 con il Göteborg, a 34 anni.
𝐆𝐢𝐚𝐧𝐥𝐮𝐜𝐚 𝐕𝐢𝐚𝐥𝐥𝐢 vince la Coppa delle Coppe nel 1998 col Chelsea, a 33 anni.
𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞́ 𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚𝐬-𝐁𝐨𝐚𝐬 vince l’Europa League col Porto, a 33 anni.

Il centrocampista che diventa allenatore non e` una novita`. Ma gli ultimi a effettuare questa scelta, 𝐒𝐭𝐞𝐯𝐞𝐧 𝐆𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐝 e 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐤𝐢𝐞 𝐋𝐚𝐦𝐩𝐚𝐫𝐝, hanno comunque fatto esperienza nelle giovanili del Liverpool e nel Derby County, prima di allenare Rangers e Chelsea.

Pirlo può davvero emulare Guardiola e Zidane?
Glielo auguriamo, ma entrambi hanno un percorso diverso dal bresciano. Prima di allenare il Barcellona e il Real Madrid, sia Guardiola che Zidane hanno passato almeno una stagione di gavetta nelle rispettive squadre B.


𝐏𝐞𝐩 𝐆𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐨𝐥𝐚 nel 2007/08, appena smesso di giocare, fa un’ottima stagione vincendo la Tercera Divisiòn e conquista un posto in Segunda Divisiòn B.

𝐙𝐢𝐧𝐞𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐙𝐢𝐝𝐚𝐧𝐞 invece smette col calcio giocato nel 2006 e dal 2009 al 2013 riveste vari incarichi dirigenziali al Real. Va poi a entrare nello staff di Carlo Ancelotti nel luglio 2003.
Nel gennaio 2016 lo chiamano a rimpiazzare Rafa Benitez sulla panchina della prima squadra. Il resto è storia di brillanti vittorie europee.

Diverse sono anche le circostanze.
Guardiola e Zidane giungono in un periodo di culmine di Barcellona e Real Madrid con i giocatori principali nel pieno della loro carriera.
Andrea Pirlo viceversa subentra in un’epoca di ricostruzione necessaria, e un progetto tecnico assente.
E per di piu`, Barça e Real si trovavano in fase economica espansiva: questa Juve è appesantita da un sacco di debiti, un centrocampo da rifare e il budget presumibilmente non sara` simile a quello dei 4-5 top clubs europei.

Non poteva esserci momento e circostanze peggiori per Andrea da Brescia ma tanta buona fortuna a una bandiera del calcio italiano.