L`apoteosi di Marco Van Basten ai Campionati Europei del 1988

“Il mio primo sogno da ragazzo era fare il ginnasta. Ho scoperto che potevo giocare a calcio abbastanza bene. Penso che il mio background ginnico abbia aiutato molto con la mia agilità quando ho preso sul serio il calcio”.

In nessun momento l’abilità ginnica – il balletto – di Marco van Basten è stata più evidente di quando ha segnato il gol più strabiliante nella storia del Campionato Europeo.

Eppure un momento del genere sembrava una possibilità remota quando Van Basten, che era stato infortunato durante la preparazione del torneo, ha guardato dalla panchina mentre l’Olanda ha affrontato l`Unione Sovietica nella partita di apertura. “Non è stato un grosso problema per me stare fuori”, diceva l’attaccante in seguito. “Non ero in buona forma. Non avevo motivo di pensare che avrei dovuto essere tra i primi 11. Stavo solo guardando, apprendendo e aspettando il momento in cui avrei avuto la mia occasione”.

Dopo che gli olandesi hanno perso 1-0 contro i loro eventuali avversari finali, l’occasione è arrivata nella partita successiva contro l’Inghilterra. La tripletta incredibile di Van Basten lo rende saldamente la prima scelta.

E dopo essersi sbarazzati dell`Irlanda, gli arancioni si lanciano verso la partita forse piú attesa, una semifinale tesissima contro i super favoriti, i padroni di casa della Germania Ovest. Una partita finita 2-1 per gli olandesi, con un rigore procurato dal cigno di Utrecht e una scivolata a incrociare da puro numero 9 a 2 minuti dalla fine dello stesso Van Basten.

E poi verso la finale.
E verso quel gol.

Il più dolce dei successi.

A differenza di molti ottimi tiri, che non sono mai così belli come li ricordi quando li guardi su YouTube, questo migliora ogni volta che lo guardi.

Quando il cross speculativo e centrato sulla sinistra di Arnold Mühren al 54′ cade dal cielo, l’attaccante (isolato a destra) pensa a due opzioni. “Posso fermare la palla e affrontare tutti questi difensori o potrei farlo nel modo più semplice, rischiare e tirare. Sai, ci vuole molta fortuna con una scelta del genere”.

Anche molta abilità. Con i difensori sovietici che convergevano su di lui e di fronte a una palla profonda e cadente, un angolo impossibile e un grande portiere come Rinat Dasayev, Van Basten aveva bisogno di tutte le sue stelle per allinearsi.
E si sono allineate, per gentile concessione di un tiro al volo dolcemente colpito con perfetta coordinazione, prima che sfrecciasse nell’angolo più lontano esattamente al ritmo e alla traiettoria necessari per rendere possibile l’impossibile. Guardando le fotografie del momento dell’impatto si puó vedere cosa si intende a riguardo del suo background ginnico. Sospeso a diversi metri da terra, Van Basten è un’immagine di perfezione atletica.

“Posso raccontare molte storie, ma è stata una sensazione fantastica”, ha detto del gol. “Non ho davvero capito quello che ho fatto.
Puoi vederlo anche nella mia reazione. Mi stavo chiedendo: ‘Cosa sta succedendo?’”

I suoi compagni di squadra erano piú concreti. “Non puoi tirare da quell’angolo”, pensava Ronald Koeman, come se in qualche modo non fosse troppo tardi per il suo compagno di squadra per cambiare idea. “Quella palla era davvero troppo alta”, pensava Frank Rijkaard.
“Lo farà un altro milione di volte e ancora non segnerà quel gol”, ha riso Ruud Gullit, che aveva dato agli olandesi il vantaggio nel primo tempo con un potente colpo di testa dal centro dell`area.

Ed è questo che lo rende un gol così grande. È audace, è impossibile, è la perfezione. Eppure, ripensandoci, non è stato un caso.
Van Basten avrebbe vinto il primo dei suoi 3 palloni d`oro grazie alle sue esibizioni a Euro ’88, il terzo arriverá nel 1992 quando va a segnare una bellissima rovesciata in Champions League, altro gesto atletico incredibile.

Ma il suo colpo contro i sovietici è stato il più grande tiro al volo di sempre? Nonostante i paragoni, sì.
“Non lo so”, ha detto Van Basten. “È solo una questione di gusti, ed è difficile rispondere a domande riguardanti il gusto delle persone”.

Oh Marco, sei troppo modesto.