
Soprannominato senza immaginazione “El Chino” a causa del suo aspetto asiatico, Recoba aveva un piede sinistro fatto di dinamite che poteva far diventare un pallone un proiettile, piegarlo o farlo galleggiare verso un compagno come meglio credeva. Christian Vieri una volta ha affermato che almeno 50 dei suoi gol durante il suo periodo all’Inter sono arrivati direttamente da Recoba.
Recoba rimane uno dei talenti più esasperatamente brillanti degli ultimi decenni. Non molti altri giocatori possedevano così tante abilità donate da Dio e allo stesso tempo mancavano della mentalità o della disciplina per avere successo ai livelli più alti del gioco. Recoba impersonificava il tipo di calciatore volubile: solo Antonio Cassano può sfidarlo nella posta in gioco “e se”.
L’uruguaiano ha mostrato un disprezzo generale per i rigori dell’allenamento. Secondo quanto riferito, durante il periodo di prestito del giocatore al Venezia, l’allenatore Walter Novellino organizzava i suoi giocatori a rotazione per chi doveva passare da casa del Chino e trascinarlo all’allenamento.
Ma le sue giocate, quando decideva che era il suo giorno, erano piú che memorabili.
Tuttavia, le accuse piú dure verso di lui riguardavano la sua evanescenza nelle partite che contavano davvero. Nonostante abbia passato all’Inter un decennio, non ha mai segnato in un derby di Milano o contro la Juventus, riservando invece le sue migliori prestazioni per le squadre minori in Serie A.

Impressionavano la diversità e la qualitá delle sue giocate, il suo genio sconfinato. Volée, pallonetti da metà campo, punizioni, long range velenosi, dribbling. Recoba non è mai stato prolifico, ma nessuno si adatta meglio alla descrizione di “non un grande marcatore, ma un realizzatore di grandi gol”. Tutto questo fece innamorare il presidente Massimo Moratti.
Nella primavera del 1997, l’ex presidente dell’Inter riceve una videocassetta da uno scout interista. Moratti mette il nastro in TV e guarda con stupore il giovane talento segnare un gol ridicolo per il Nacional in Uruguay, gol che veniva ai tempi paragonato al secondo di Diego Maradona contro l’Inghilterra nel 1986.
Indossando la maglia numero dieci, Recoba riceve palla nella propria metà campo prima di partire per la porta avversaria e, proprio come ha fatto Maradona, supera gli avversari con estrema disinvoltura. Tutto sinistro, proprio come Maradona, corre in area prima di sbattere contro un difensore in arrivo e oltrepassare altri due piú il portiere, per poi mandare la palla sul fondo della rete.
Moratti ne fu subito colpito, e così iniziò una grande storia d’amore tra presidente e giocatore. Dopo aver visto la clip, avrebbe esclamato: “Lui (Recoba) è il nostro uomo!” Moratti sancisce l’acquisto di Recoba diversi mesi dopo. Tuttavia, l’accordo passa inosservato a causa della netta mancanza di copertura del calcio uruguaiano alla fine degli anni ’90, e anche perché un altro sudamericano stava facendo notizia su e giù per il paese, vale a dire il Fenomeno Ronaldo.
La ‘Ronaldomania’ si scatenava quell’estate in Italia. L’Inter sfrutta l’interruzione delle comunicazioni tra l’entourage di Ronaldo e il Barcellona per pagare la sua clausola rescissoria, una cifra record di 21,5 milioni di sterline. Già il miglior giocatore del mondo a soli 20 anni, le maglie di Ronaldo andavano a ruba, la sua faccia schizzava su ogni giornale sportivo. In un campionato che aveva già la stragrande maggioranza dei migliori giocatori del mondo, El Fenomeno era chiaramente una spanna sopra gli altri.
La prima partita di campionato dell’Inter della stagione è stata in casa contro il Brescia. Il Giuseppe Meazza era pieno zeppo per l’esordio in campionato di Ronaldo in una giornata gloriosamente soleggiata, tutti speravano di vedere il nuovo giocattolo dell’Inter creare momenti di magia. Ronaldo avrebbe avuto un pomeriggio frustrante ma mostra tutte le sue abilità: il ritmo davvero spaventoso, la forza delle sue gambe, la palla che si attacca al piede come velcro, la capacità di battere in dribbling un numero di giocatori a piacimento.
Il Brescia peró passa in vantaggio grazie a uno degli operai più iconici della penisola, Dario Hubner. Ricevendo un passaggio alto da un giovane Andrea Pirlo all’interno dell’area di rigore e con il difensore Fabio Galante stretto alle sue spalle, Hubner controlla la palla con la coscia destra e butta la palla di sinistro nell’incrocio dei pali della porta di Gianluca Pagliuca.
Qualche minuto prima del tiro di Hubner, Gigi Simoni effettua una sostituzione, eliminando l’inefficace Maurizio Ganz per Recoba a circa venti minuti dal termine. Questo è stato il primo sguardo concesso agli Interisti sul 21enne. È sicuro dire che coloro che hanno testimoniato non lo dimenticherebbero mai.
In un riflesso del suo stato sconosciuto, Recoba è in piedi libero senza opposizione intorno a lui a circa 25 metri dalla porta. Chiaramente, i giocatori del Brescia non lo vedevano come una minaccia da quella distanza.
Fa un tocco con il piede destro per posizionarsi la palla prima di tirare indietro il suo maestoso piede sinistro e colpire la palla perfettamente. Quella palla arriva nell’angolo in alto a velocitá mostruosa. È uno di quei goal che se immagini che non ci fosse rete, la palla continuerebbe a salire e ad alzarsi, uscendo dallo stadio. San Siro é al contempo estasiato e incredulo: Ronaldo viene usurpato delle attenzioni dell`esordio, mentre il nuovo prodigio dell’Inter veniva svelato al mondo.

Cinque minuti dopo, avrebbe ripetuto il tutto con un altro pezzo di genio. Questa volta da un calcio di punizione. Dalla stessa distanza del suo primo, scocca la palla verso l’angolo opposto. E povero portiere bresciano Giovanni Cervone, lasciato senza speranze in entrambi i gol, tanta era la perfezione di entrambi i tiri. La Gazzetta dello Sport avrebbe dato a Recoba un voto di 8 per la sua prestazione master class di 20 minuti. Ronaldo riceveva 6.5.
Recoba aveva ribaltato la partita in cinque minuti, assicurando all’Inter un’improbabile vittoria. È probabilmente il miglior debutto in Serie A dell’ultimo quarto di secolo, ma è stato anche l’inizio della fine per l’uruguaiano. Il peso schiacciante dell’aspettativa divenne semplicemente troppo per lui; una mancanza di autodisciplina, unita a un debutto così straordinario e l’idea che “questa sarà la stagione in cui tutto si sistemerá per lui” lo ha tormentato per tutta la sua permanenza all’Inter.

Ha mostrato solo brevi frammenti del suo incredibile talento, ed è spesso ricordato per il suo ruolo fondamentale nel tenere a galla il Venezia nella stagione 1998-99 dopo un periodo di prestito di sei mesi in cui ha segnato 11 gol in 19 partite.
Col senno di poi, vale la pena chiedersi: qualche giocatore avrebbe mai potuto essere all’altezza delle aspettative scaturite da quei due gol? La risposta è probabilmente no. Tuttavia, nonostante la sua incoerenza, Recoba era il giocatore preferito di Moratti durante la sua presidenza dell’Inter, rendendolo a un certo punto il giocatore più pagato al mondo a cavallo del secolo.
“Nonostante i suoi difetti, Recoba potrebbe essere il migliore al mondo, un fenomeno, dotato di capacità calcistiche come nessuno altro”, ha detto Moratti in un’intervista del 2014. “L’ho amato.” È difficile discuterne.
