Chiedimi se il Napoli puó vincere lo scudetto

Il Napoli è rimasto imbattuto finora in questa stagione di Serie A dopo aver ottenuto l`ennesima vittoria, questa volta un comodo 2-0 contro il Cagliari allo Stadio Diego Armando Maradona.

Con l’arrivo in panchina del Napoli di Luciano Spalletti al posto di Gennaro Gattuso, sono subito nate aspettative e speranze, dal principio. I tifosi del Napoli speravano di sicuro in un finale migliore rispetto a quella grande delusione subita dopo il pareggio al Maradona contro l’Hellas Verona nell’ultima giornata della scorsa stagione, che li aveva visti perdere la qualificazione alla Champions League.

Tuttavia, molti dubbi si sono alzati quando i partenopei durante il mercato estivo non hanno partecipato a grandi trattative e non hanno mosso grossi capitali (in piena linea con tutte le altre squadre italiane a dire il vero) e le ambizioni della squadra hanno iniziato a essere messe in discussione. Guardando i risultati e le prestazioni recenti, una corsa per lo Scudetto potrebbe essere invece molto piú che un miraggio.

Ha ottenuto sei vittorie in sei partite di Serie A, segnando 16 gol e subendone solo due. Sei partite che hanno visto gioco e performance quasi perfette. Un cartellino rosso per Osimhen nella drammatica giornata di apertura contro il Venezia (vinta comunque 2-0), una vittoria nel finale al Genoa, un’incredibile vittoria in casa contro i rivali della Juventus e due vittorie consecutive per 4-0 nell’arco di tre giorni.

Il Napoli sta giocando un calcio brillante, con alcuni nomi diversi ma all’altezza della situazione. A cominciare dalla star nigeriana Osimhen. Di ritorno dalla squalifica, ha segnato sei volte in quattro partite. Una capacità di segnare affidabile che ha attratto l`interesse di molte squadre della Premier League, ma anche un’etica del lavoro che lo vede adattarsi perfettamente a questo Napoli.

Sebbene non sia stata la finestra di trasferimento più memorabile per gli Azzurri, l’aggiunta di Andre-Frank Zambo Anguissa si è rivelata straordinariamente fruttuosa. L’esordio del camerunese è avvenuto contro la Juventus e da allora si è guadagnato un posto da titolare inamovibile. Un centrocampista completo che può giocare praticamente a qualsiasi livello del campo, che si tratti di proteggere i difensori, di sradicare palloni, di giocare box-to-box o di supportare l’attacco.

Una stagione ottima la stanno vivendo anche molti altri giocatori, 2 su tutti Koulibaly e Fabian Ruiz.

La gestione degli uomini di Spalletti, infine, è unica. Mantenere Petagna, Ounas ed Elmas sfruttandoli al massimo dalla panchina non é stato sicuramente facile da spiegare. I tre giocatori hanno espresso in estate il desiderio di lasciare il club ma sono una risorsa importante e ricorrente nel piano di gioco dell’allenatore.

Vale anche la pena notare che l`allenatore toscano ha creato un sano livello di competizione tra i giocatori. Ad esempio, le ali Hirving Lozano e Matteo Politano. Giocatori che hanno le carte in regola per essere nella formazione iniziale ma sono in rotazione costante senza lamentele di sorta, invece entrambi stanno contribuendo in modo efficace.

Il Napoli finora sta mostrando molta creatività, resistenza ma anche chimica. Se dovessero continuare su questa strada, dovranno essere considerati contendenti allo Scudetto, almeno a pari delle 2 milanesi.

La Juventus punterá alla reunion con Paul Pogba nel 2022

La Juventus non ha avuto i fondi per provare ad acquisire Paul Pogba quest’estate, ma desidera comunque riportarlo all`ovile il prossimo anno.

Potrebbe succedere nello stesso modo in cui è successo nel 2012. Il contratto del fuoriclasse francese scade nel 2022 e sembra non aver ancora trovato un accordo con il Manchester United per prolungarlo. I bianconeri hanno già contattato il suo agente Mino Raiola per avviare il piano, riporta Tuttomercatoweb.

Il PSG avrebbe voluto acquistare il campione francese quest’estate, ma i Red Devils hanno rifiutato ogni offerta.

Pare che gli emiri di Parigi abbiano offerto fino a 65 milioni di euro per aggiungerlo alla loro collezione di stelle. Anche loro sarebbero in corsa se Pogba se ne andasse gratis tra un anno.

Anche il Real Madrid ha mostrato interesse ad acquistarlo negli ultimi anni. Se i colloqui per l`estensione continuassero a non portare a un nulla di fatto, il Manchester United potrebbe considerare di lasciarlo andare a gennaio. Dovrebbero però accontentarsi in questo caso di un valore ridotto rispetto al suo valore reale.

La Juventus sta cercando di gettare le basi in anticipo, come è necessario per questo tipo di accordi. Non avranno più a bilancio gli stipendi mastodontici di Cristiano Ronaldo nel 2022, facendo spazio a un altra stella.

Il centrocampista ha trascorso quattro anni a Torino quando era più giovane. Ha accumulato 178 presenze con i bianconeri, segnando 34 gol e contribuendo a quattro scudetti. È tornato al club di Premier League nel 2016 con un trasferimento del valore di 105 milioni di euro.

Diversi top club sono stati collegati alla firma del nazionale francese in estate.

Raiola è in ottimi rapporti con la Juventus, in quanto i bianconeri hanno ingaggiato il suo cliente Moise Kean dall’Everton in estate. Anche Matthijs de Ligt fa parte della lista dei clienti dell’agente.

La Juventus era anche in trattative per ingaggiare Gigio Donnarumma in estate, ma il portiere italiano alla fine è passato al PSG.

Resta da vedere se la Juventus sarà in grado di ingaggiare Pogba dato che stanno cercando di abbassare il totale del monte ingaggi e sono aperti a offrire un massimo di 9-10 milioni di euro all’anno al netto delle tasse a qualsiasi nuovo giocatore in entrata.

Agli anni della Juve, la formazione preferita di Conte era il 3-5-2, con Pogba inizialmente fatto giocare in un centrocampo a tre a destra o a sinistra di Andrea Pirlo, che di Pogba disse: “Ricorderò sempre il primo giorno in cui si è allenato alla Juventus . Era davvero giovane, ma si vedeva che era speciale”.

Nel dicembre 2013, Pogba vinceva poi il Golden Boy Award per il miglior giovane giocatore d’Europa. “Nel giro di un anno e mezzo Pogba si è sviluppato in modo eccezionale”, diceva Conte. “Ha tutto il potenziale per raggiungere la vetta”.

L’efficacia e la capacità di Pogba di esprimersi con più libertà è stata supportata grazie al giocare al fianco di giocatori del calibro di Pirlo, Vidal, Sami Khedira e Claudio Marchisio. Pare difficle anche solo paragonare quel centrocampo stellare con quello della Juve delle ultime 2/3 stagioni.

Come é cambiato Cristiano Ronaldo dalla sua prima volta allo United

Cristiano Ronaldo ha cambiato il suo modo di giocare in modo considerevole rispetto alla sua prima esperienza nei Reds.

I tifosi dello United hanno comunque bellissimi ricordi del portoghese.

Il numero 7 ai tempi crebbe da talento con infinito potenziale a vera superstar dell’Old Trafford, con Sir Alex Ferguson che massimizzava il suo modo di stare in campo e le sue abilitá.

Tuttavia, è passato più di un decennio da quando Ronaldo passó quel primo periodo a Manchester e in tutto questo tempo il suo gioco è cambiato e si è evoluto abbastanza considerevolmente nella misura in cui ora è un giocatore diverso in alcune specifiche aree.

Ronaldo ha iniziato come ala per lo United, andando in uno contro uno lungo la stessa fascia del suo piede preferito, per spesso crossare verso l’area a favore della conclusione degli attaccanti.

L’ex Rio Ferdinand una volta ha descritto come la natura difficile di Ronaldo abbia causato conflitti all’interno dello spogliatoio, con Ruud van Nistelrooy che contestava spesso i suoi dribbling a volte di troppo.

“Ronaldo aveva la palla a lato e stava facendo le sue veroniche e i suoi dribbling e Ruud stava facendo la corsa verso l`area – ha detto Ferdinand -. Ronaldo non ha crossato e Ruud è impazzito, urlando”.

“Dovrebbe essere nel circo, non dovrebbe essere in campo”, è ciò che avrebbe detto Van Nistelrooy all’epoca, che con quelle parole ha avuto una reazione implicita sul giovane e lo ha costretto a rendere le sue abilità più pratiche per abbinare la sua tecnica a giocate davvero importanti per il collettivo.

A poco a poco, Ronaldo ha iniziato a trovare la rete più spesso e Ferguson ha iniziato a trasformarlo in un’ala larga che a volte avrebbe tagliato verso posizioni piú centrali, piuttosto che un’ala che avrebbe coperto la fascia e basta.

E infatti emerge come il principale tiratore dello United in poco tempo; dal 2006 fino alla sua partenza per il Real Madrid, Ronaldo è arrivato primo per tiri totali in Premier League per tre stagioni consecutive.

Quando Ronaldo lascia i Reds per andare a Madrid, é un attaccante sempre nel pieno dell`azione che tende ad occupare posizioni larghe e a segnare gol in tutti i modi possibili, ma questo pian piano cambia con l’età.

Oggi, il nazionale portoghese tira ancora molto spesso – era in testa alla Serie A per i tiri la scorsa stagione – ma il suo ruolo è più limitato e puramente legato al gol.

Ronaldo si è plasmato in un realizzatore finale di giocate piuttosto che in un giocatore che aiuta a costruirle, ed è forse per questo che ha ancora un tale impatto in campo a 36 anni. È ancora incline a spostarsi in aree ampie, ma non tanto come prima, essendosi trasformato più in attaccante che in attaccante esterno.

Tutta la sua energia è ora dedicata al gol e questo è evidenziato dai suoi contributi difensivi; quanto a statistiche per interventi di pressing e copertura, la scorsa stagione si trovava nell’ultimo 1% degli attaccanti nei primi cinque campionati europei.

Dopo aver lasciato Manchester più di 10 anni fa, Ronaldo é tornato come una versione estremamente cinica ed efficiente di se stesso. E i 2 gol di ieri al Newcastle alla sua prima partita stanno lí a dimostrarlo.

Ascesa e caduta – La grande Lazio dell`epoca Cragnotti

Il campionato italiano é stato piú di una volta teatro di bellissime favole. Sono innumerevoli i fuoriclasse che hanno attraversato la Serie A.

Nell’era degli anni ’90, la Serie A italiana è diventata per eccellenza il campionato dove poter ammirare i top players del calcio mondiale. Club come Juventus, Milan, Inter, Roma e Parma sono le squadre che hanno piú storie da raccontare.

Ma tra la squadra c’è un nome che merita di essere preso in considerazione. È la Lazio.

Con uno scudetto conquistato nella stagione 1973/74, la Lazio e il suo falco tornano a tirar fuori le zanne a metà degli anni ’90.

La figura di Sergio Cragnotti è nota per essere una persona fredda e arrogante.

Nel 1990, Cragnotti non é piú soddisfatto del solo successo finanziario che stava ottenendo. Più di questo, vuole essere conosciuto. Vuole essere adorato. In quel momento Cragnotti inizia ad avvicinare diversi dirigenti della Lazio manifestando interesse a prendere la proprietà del club dalle mani di Gianmarco Calleri.

Quando Cragnotti manifesta il suo interesse, la Lazio é ancora intrappolata nelle turbolenze che aveva vissuto a causa degli strascichi dello scudetto del 1974. A partire dalla partenza di Giorgio Chinaglia per i New York Cosmos, una serie di disastri aveva colpito ininterrottamente la Lazio, dallo scandalo Totonero alla scomparsa di Bruno Giordano.

A Cragnotti, però, non importa. Continua imperterrito nell`opera di cinvincimento. Finalmente, nel 1992, riuscì a convincere Calleri a rinunciare al controllo della Lazio a suo favore. Fu un nuovo inizio, un epopea.

Nel nominare Zeman come allenatore, Cragnotti inizia presto a rendersi conto che il ceco non é in grado di portare la squadra verso i grandi successi a cui ambiva.

Le prestazioni della Lazio peggiorano e Zeman viene licenziato dopo 3 stagioni. Dopo una breve parentesi con Dino Zoff, Sven-Goran Eriksson diviene allenatore permanente.

Cragnotti é incantato dal suo carisma. Ecco perché, quando arriva lo svedese, Cragnotti si fa piú coraggioso nelle campagne acquisti. Nella stagione 1997/98, porta Matias Jesus Almeyda, Roberto Mancini, Alen Boksic e Vladimir Jugovic.

Anche i risultati arrivano all’istante. I nuovi giocatori si aggiungono a quelli esistenti come Luca Marchegiani, Alessandro Nesta, Diego Fuser, Giuseppe Pancaro, Roberto Rambaudi e Pavel Nedved.

Nella sua prima stagione alle prese con la Lazio, Erikson riesce a portare la Lazio solo al 7° posto della classifica di Serie A. Ma anche nella sua prima stagione, Eriksson è in grado di portare alla Lazio una Coppa Italia e una Supercoppa italiana del 1998.

Inoltre, lo svedese è stato anche in grado di portare la Lazio in finale di Coppa UEFA 1998. Sfortunatamente, la Lazio deve arrendersi all`Inter di Ronaldo, venendo rasata al suolo per 0-3.

Per Eriksson fu comunque un buon inizio e nella stagione 1998/99 Cragnotti continua con campagne acquisti folli. Il mercato praticamente appartiene a loro con il successo di portare Christian Vieri, Jose Marcelo Salas, Sinisa Mihajlovic, Dejan Stankovic, Sergio Conceicao, Igor Protti, Fernando Couto e Ivan de la Pena. Spendono più di 100 milioni di euro e non possono fare a meno di essere ottimisti.

La stagione si puó definire come una mancata tripletta. I laziali riescono a conquistare il titolo di Supercoppa Italiana battendo la Juventus. Quindi, riescono anche a vincere l`ultima edizione della Coppa delle Coppe battendo il Real Mallorca. Ma falliscono in Serie A.

Nella stagione 1999/2000, Eriksson riesce finalmente a trovare una formula per assicurarsi il trofeo del campionato italiano. Ancora una volta, attraverso la folle azione di Cragnotti, la Lazio cede Christian Vieri nell’estate del 1999. 30 milioni di sterline più Diego Pablo Simeone vengono consegnati da Massimo Moratti in dote per riscattare Vieri.

I soldi del trasferimento di Vieri sono stati poi utilizzati per portare dal Parma Juan Sebastian Veron e Roberto Nestor Sensini. Con Vieri a essere l’unico grande giocatore ad andarsene, la Lazio si stava solo rafforzando. Allo stesso tempo, però, anche la Juventus si è ripresa dalla peggiore stagione degli anni ’90. Il recupero di Alessandro Del Piero da un infortunio al ginocchio fa sembrare La Vecchia Signora come un forte candidato per lo scudetto.

Ad una sola partita al termine del campionato, la Juve ha 2 punti di vantaggio sulla Lazio. Alla Juventus, che gioca contro il Perugia, bastava il pareggio per assicurarsi la vittoria della Serie A. Proprio quando la Vecchia Signora inizia la sua partita, la Lazio ha giá rifilato 3 gol della Reggina e aspetta il risultato finale della Juventus.

Nonostante la vittoria sulla Reggina, sui volti dei tifosi biancocelesti non c’é ancora alcuna espressione di gioia.

Sotto una forte pioggia, arbitro del match diventa un certo Alessandro Calori, allora 33enne. Con un tiro a incrociare, il difensore infila Van der Sar. 1-0 per i padroni di casa. All`Olimpico i tifosi invadono il campo e inizia la festa. Sembra un miracolo.

Ma i bei tempi non durano a lungo. Il motivo é che solo un anno dopo la conquista dello Scudetto, la Cirio, che era la principale fonte dei fondi della Lazio, ebbe problemi finanziari e alla fine fallì.

Cragnotti porta ancora Gaizka Mendieta, Jaap Stam, Stefano Fiore e Darko Kovacevic a caro prezzo. Tuttavia, vengono finalizzati solo dopo che anche Juan Veron, Pavel Nedved e Marcelo Salas vengano venduti.

Nel 2003 Cirio dichiara bancarotta e nella stagione successiva Cragnotti viene ricercato dai pm per peculato. Il regime presidenziale è praticamente finito e la partenza dei fuoriclasse diviene inevitabile.