La portentosa ascesa di José Mourinho è stata al tempo stesso fulminea e violenta, ma ora il carisma incandescente di un personaggio in qualche modo unico nell`ambiente calcistico, che lo ha da sempre definito e spinto verso ripetuti successi, sembra ovviamente essersi spento. E deve essere dura per lui accettarlo.
Il sontuoso arrivo di Mourinho sulla coscienza globale in un’aura scintillante di arroganza latina nel 2004, tutto il suo bell’aspetto e il gel per capelli, è stato scintillante. Mourinho nella fase dorata stava conquistando, e vincendo tituli in Inghilterra, Italia e Spagna, per non parlare della conquista favolosa di 2 Champions Leagues alla guida di 2 outsiders come Porto e Inter..

Ma ora – prematuramente, dato che ha solo 55 anni – sembra di trovarsi improvvisamente nella sua fase decadente.
Quello che una volta arrivava così, facilmente, ora sembra impossibile.
L`uomo che una volta sembrava fresco ora è stanco. Le sue squadre più recenti sono state popolate da giocatori dall’aria annoiata, che giocano un calcio monotono e disarticolato. Fondamentalmente, e sempre di più, continuano a perdere. Quanto devono essere dure, allora, le conferenze stampa settimanali in cui è sfidato a spiegare al mondo ciò che di certo non capisce veramente: perché il suo tocco vincente lo ha abbandonato.
Qualcosa cambió verso la fine del suo secondo periodo come allenatore del Chelsea, nel periodo in cui era diventato evidente che la maggior parte dei suoi giocatori lo odiavano con sufficiente intensità da non provare più nessuna appartenenza al portoghese. Dopo una brutta sconfitta in casa a Southampton, si scaglió per quindici minuti in diretta televisiva contro gli arbitri, i suoi giocatori e apparentemente l’universo stesso. Sembrava chiaro che qualcosa non andava e niente di quello che si é visto da allora ci ha convinto del contrario.
Non è solo la pelle giallastra e le enormi borse sotto gli occhi. Non è nemmeno la completa mancanza di gioia che denota il suo linguaggio del corpo. Del cambiamento che sembra essere avvenuto su Mourinho, l’aspetto più allarmante, credo, è il suo apparente totale disprezzo per i sentimenti dei giovani, che è suo compito gestire. Come nessun altro allenatore, Mourinho sembra sempre cosí felice di infrangere la regola cardinale del suo mestiere scaricandoli in pubblico, distruggendo così di sicuro ogni parvenza di logica di spogliatoio. La stupidità di questo approccio sembra indiscutibile – le conseguenze così ovvie – eppure continua a farlo.
Ci sono altri esempi a rafforzare il suo cambio di approccio. Al Real Madrid, ad esempio, ha spiegato al mondo di essere stato costretto a scegliere l’attaccante Karim Benzema a discapito del suo preferito Gonzalo Higuain dicendo così: “se non hai un cane con cui uscire a caccia, devi andare fuori con un gatto ”. Al Chelsea ha detto di Eden Hazard, ampiamente considerato uno dei migliori giocatori al mondo: “non è il tipo di giocatore che si sacrifica davvero al 100% per la squadra e i suoi compagni”.
E ancora al Manchester United, parlando di Luke Shaw: “Ha fatto una bella prestazione, ma era il suo corpo con il mio cervello. Era di fronte a me e stavo prendendo ogni decisione per lui “.
Appare ovvio il motivo per cui la sua gestione dello spogliatoio è diventata improvvisamente così difficile per lui: dove una volta i suoi giocatori lo amavano, ora non lo sopportano.
Le sue squadre giocano un calcio opprimente e difensivista. Lo hanno sempre fatto. E non puó cambiarlo.
Lo spiega lui stesso dicendo in una celebre conferenza stampa: “Mi dispiace, devi dirmi qual è la cosa più importante, perché non lo so. Quando vinco le partite dici che la cosa più importante è il modo di giocare. Ho bisogno di sapere da te qual` è la cosa più importante. Giocare bene o vincere?”
José é cosí, prendere o lasciare. Un vincente, certo. La sua presunzione era in fondo la sua arma principale, ma sembra ora rimasto talmente ingabbiato nel suo personaggio da non riuscire ad uscirne, neanche per il bene delle sue squadre.
