Il Foggia `Zemanlandia` e quella fantastica annata 1991/1992

Il boemo Zdenek Zeman, allenatore sconosciuto con esperienze di panchina in varie squadre provinciali, nel 1989 va ad allenare il Foggia, un club di serie C senza molte pretese. Zeman imprime subito un buon calcio alla squadra pugliese e riesce a dare un nuovo volto a una compagine fatta di giocatori buoni ma di qualitá tutt`altro che eccelsa.

In controtendenza rispetto ai suoi colleghi, il suo obiettivo principale é sempre l’attacco.
Giocando un 4-3-3, il Foggia si concentra sul pressing alto, sul rapido scambio di posizioni; la lenta costruzione da dietro non é stata mai insegnata ai suoi giocatori. In una terra di strateghi sofisticati, Zeman e il suo staff erano gli hippies.

Il Foggia conquista il titolo di Serie B nel 1991, segnando 67 gol. E scioccano i puristi con il loro approccio sprezzante anche in Serie A l`anno seguente.

Il rumeno Dan Petrescu era un terzino di gamba, che preferiva la metà dell’avversario più della sua. Un formidabile trio da gol composto da Giuseppe Signori, Francesco Baiano e Roberto Rambaudi ha il compito di dare spettacolo e realizzazioni. Il maestro russo Igor Shalimov, probabilmente il loro giocatore più importante, tira le fila dal centrocampo.

Non smettono mai di segnare, ma non smettono di subire gol. Segnano 58 gol nella loro prima stagione, contro alcuni dei migliori difensori del pianeta. Ma ne subiscono lo stesso numero.

Il Foggia disputa quel campionato ben al di sopra delle aspettative mostrando un gioco divertente arrivando quasi a una clamorosa
qualificazione in Coppa Uefa, ma una sconfitta contro il Napoli uccide quelle speranze.
Emblematica l`ultima partita contro il Milan. Il Foggia era in vantaggio per 2-1 a fine primo tempo, ma pur con un risutato storico alla portata, non si chiudono in difesa.
Zeman ordina alla squadra di continuare ad attaccare e incassano 7 gol nella ripresa.

La filosofia di Zeman era straordinariamente semplice; voleva solo che la sua squadra pressasse i suoi avversari e stesse alta, non
curando praticamente per niente la fase difensiva, forse un motivo per cui non hanno vinto alcun trofeo in carriera.
La sconcertata stampa italiana lo definì Foggia dei Miracoli, poi arriverá il termine popolare Zemanlandia, perché solo Zeman poteva definire come stava giocando la sua squadra.

Come per la storia di ogni piccolo club, i giocatori cruciali partono a fine stagione.
Signori approda alla Lazio e diventa uno dei più prolifici marcatori della storia della Serie A. Rambaudi andrá prima all`Atalanta e poi alla Lazio di Cragnotti. Baiano va alla Fiorentina. Shalimov arriva a Milano sponda Inter.
Zeman lascerá nel 1994 e andrá ad allenare la Lazio, lasciandosi alle spalle un sogno ad occhi aperti, una matricola quasi portata in Europa, uno spettacolo sconcertante.

Qui in basso un video del celebre allenamento sui gradoni imposto da Zeman (leggenda dice che le ripetute di questo esercizio erano 32, della durata di 10 minuti l`una!).

Lotta scudetto: é corsa a tre.

Sembra ormai che la corsa per il titolo di Serie A di questa stagione durerà fino alla fine della stagione.
La corsa al titolo piú che probablimente non sará decisa in anticipo e potrebbe durare fino alla ultime giornate, creando un finale epico.

Quando si tratta dei punti di forza delle rispettive squadre, Inter e Juventus sono innegabilmente di gran lunga superiori a chiunque
altro nel gruppo di testa, e per quanto il Milan abbia inanellato risultati straordinari fino ad oggi, salvo un’auto-implosione da
entrambe, è improbabile che Inter e Juve non arrivino a lottare fino alla fine.

Il termini di esperienza in panchina, la Juventus dovrebbe in teoria dare all’Inter il vantaggio con Conte al timone, ingaggiato con
l’obiettivo primario di consegnare lo Scudetto che manca ai nerazzurri dal 2010.

– I MOMENTI DI FORMA –

La Juventus dall`inizio di campionato ha visto Milan e Inter emergere come serie contendenti per lo Scudetto, con i rossoneri che sono rimasti in testa alla classifica per gran parte della campagna.

L`inizio di stagione incostante della Juve l`ha vista lasciare per strada punti contro squadre come Benevento e Verona, e questo è uno dei motivi per cui ora si trova a rincorrere le 2 milanesi.

La Juventus é in forte svantaggio, ma ha una partita da recuperare che puó tenerla agganciata alle squadre in vetta.
La squadra andrá sicuramente a beneficiare dei rientri di Arthur, Cuadrado e Morata. Ció che é da rivedere é la capacitá di mantenere la costanza di risultati, finora mancata.

L’Inter non vince un trofeo importante da circa un decennio. La speranza di porre fine a quella siccità metterà una forte pressione su giocatori e allenatori.

La squadra di Conte è la favorita alla vittoria dello scudetto anche perché sarà impegnata in una sola competizione, il campionato.
Il modo in cui l’Inter affronterà queste pressioni determinerà fino a che punto la squadra potrà spingersi in serie A quest’anno.
Veterani come Aleksandar Kolarov, Ashley Young e Perisic dovrebbero aiutare i giocatori più giovani a gestire lo stress mentale.
I nerazzurri sembrano tra le altre cose aver trovato una chiara quadratura tattica, con la sorprendente duttilitá tattica a sinistra di Ivan Perisic e il miglioramento progressivo di Eriksen che ha pompato maggiore qualitá a centrocampo.
Davanti non sbagliano un colpo. La strapotenza fisica di Lukaku e il ritorno ai gol di Lautaro Martinez ne fanno la coppia offensiva piú completa rispetto ai contendenti (ma con alternative non all`altezza in panchina).

Il Milan ha collezionato già 5 sconfitte nel 2021 (Juventus, Inter, Atalanta, Spezia e di nuovo Inter). Meno gol segnati, meno vittorie e punti. I numeri certificano il crollo rossonero.
Così ha commentato Pioli l’esito del derby perso: “Siamo un gruppo giovane, è vero, ma siamo arrivati fino a qui perché abbiamo equilibrio e fiducia nel nostro lavoro. Si chiude la prima settimana davvero negativa della stagione, ma dobbiamo essere bravi a capire che un percorso come il nostro è fatto anche di questi momenti“.
Il momento è complicato, il Milan ha perso gran parte delle sue certezze e quindi sarà interessante capire cosa farà il tecnico rossonero per superare la crisi di risultati. Cosa inventerá Pioli per uscire dal tunnel?

Erling Haaland e Kylian Mbappé – La lotta al trono di Messi e Ronaldo

Ronaldo e Messi non hanno ancora perso il loro tocco magico, ma sembra che i loro giorni al vertice siano contati.
I ragazzi d’oro Mbappé e Haaland stanno guadagnado terreno e sembrano destinati a diventare la prossima grande rivalità del calcio dopo le loro sfolgoranti prestazioni in Champions League.

Nonostante la loro magia senza tempo sfidi la loro età, verrà il giorno in cui Cristiano Ronaldo e Lionel Messi dovranno irreversibilmente appendere gli scarpini al chiodo.
La loro costante spinta ad essere il più grande giocatore del mondo durante le loro carriere è stato uno spettacolo affascinante e impressionante – e continua a brillare.

Ronaldo ora ha 36 anni e gli rimangono solo pochi anni di calcio giocato. E chi può dire se manterrà quei livelli di prestazioni d’élite fino alla sua ultima partita? In fin dei conti, è solo umano.

Messi è di tre anni più giovane di lui, ma è del tutto possibile che possa ritirarsi anche prima di Ronaldo.

Rimangono brillanti risolutori di partite, ma con più prestazioni normali di quanto non siano mai stati abituati. Si potrebbe discutere fino all`infinito su chi sia stato il piú decisivo, ma una cosa su cui è più facile essere d’accordo è che Ronaldo e Messi non sono più gli unici al centro del calcio.

Adesso hanno compagnia.

C’è una nuova generazione di pupilli emergenti che si stanno facendo un nome e sembrano essere gli eredi perfetti del trono condiviso di Ronaldo e Messi. I due attaccanti potrebbero essere i piú temibili candidati ai futuri palloni d`oro di France Football.

E niente di più che Kylian Mbappé del Paris Saint-Germain e Erling Haaland del Borussia Dortmund, che sembrano avere tutte le caratteristiche per diventare la nuova grande rivalità del calcio.

L’ascesa di Mbappé e Haaland non è avvenuta dall’oggi al domani. Hanno raggiunto i livelli di Ronaldo e Messi negli ultimi due anni, e i risultati della Champions League di questa settimana sono stati un grande segnale che il processo di cambio della guardia potrebbe essere già in corso.

Mbappé nella sua ultima prestazione contro il Barcellona é stato semplicemente inarrestabile.

La stampa spagnola ha soprannominato lo scontro del Barcellona con il PSG la battaglia tra Messi e Mbappé. Alla fine di martedì sera, c’era solo un chiaro vincitore.
Il 22enne francese ha consolidato la sua reputazione come uno dei migliori giocatori del mondo segnando un`incredibile tripletta. Sebbene queste umiliazioni in Champions League siano diventate una tendenza preoccupante nelle ultime stagioni per il Barcellona, ​​Messi non ha mai sofferto cosí male le situazioni che sta vivendo ora.
È stato accusato di sembrare “disinteressato” nella sconfitta per 4-1, mentre il suo potere di salvare il Barcellona sembra essere scomparso.

Anche Ronaldo e la Juventus si sono trovati in difficoltà dopo aver perso 2-1 contro il Porto nell’andata degli ottavi di Champions League. L’attaccante portoghese ha giocato tutti i 90 minuti ma non è stato in grado di dare un contributo significativo alla partita.

Se Barcellona e Juventus dovessero cadere, sarà la prima volta dal 2005 che Messi e Ronaldo non passeranno ai quarti di finale o oltre.

Se Mbappé sembra dover passare il turno agevolmente con il PSG, Haaland ha messo il Dortmund sul punto di avanzare dopo aver raccolto una doppietta nella vittoria per 3-2 a Siviglia.

Sembra che ci sia un piú profondo significato in questo. Non solo da questa stagione i 2 hanno sovraperformato Messi e Ronaldo nella competizione europea, ma dall’ultima stagione in Champions League, i 2 astri nascenti hanno segnato 28 gol insieme, 13 in più di Messi e Ronaldo, che ne hanno 15.

In tutte le competizioni in questo periodo, è Haaland a vantare il maggior numero di gol in tutte le competizioni, con 25 gol in 24
partite rispetto ai 23 di Ronaldo in 27, 20 di Messi in 29 e 21 di Mbappe in 29.

I numeri mostrano che Ronaldo e Messi non hanno ancora perso il loro tocco magico, ma che Mbappe e Haaland sono alle calcagna.

È solo questione di tempo prima che si intreccino nella prossima battaglia per la supremazia dal momento in cui Cristiano e Leo si avvieranno verso il tramonto.

E le prime indicazioni sono che sarà un’altra gara lunga e speciale, proprio come quella del portoghese e dell`argentino per tutti questi ultimi favolosi anni di calcio europeo.

David Beckham – Ritratto di un`icona culturale (e sportiva)

In molti hanno messo il loro nome nei libri di storia giocando un calcio indimenticabile. Ma sono stati pochissimi quelli che hanno attirato l’attenzione sulle prime pagine di quotidiani non sportivi. David Beckham era sicuramente il re di quest’ultimo, uno che aveva l’aura di eccellere in entrambe le categorie, vita privata e sportiva.

David Beckham è stato l’uomo dei grandi momenti. Le sue abilità nel passaggio e nell`assist sono pezzi di storia calcistica. Il suo piede destro é stato l`incubo di tutti i portieri.
Il modo in cui avvolgeva il piede attorno alla palla e la quantità di effetto che generava con il suo piede destro sono stati unici.
Se la sua squadra stava perdendo, aveva solo bisogno di un momento di ispirazione dal numero 7 inglese. Era il tipo di giocatore che poteva cambiare il gioco con un fondamentale molto semplice, il passaggio.

Beckham è conosciuto come un’icona culturale britannica, quasi più di quanto sia visto come uno sportivo. Lo stesso Sir Alex Ferguson ha detto che è una celebrità così grande, che il calcio è rimasto come una parte troppo piccola della sua carriera.
Il matrimonio di Beckham con Victoria Adams è stata la fusione tra intrattenimento e sport.

Tutta la pressione commerciale dei media inizia a deteriorare il suo rapporto con Sir Alex e il numero dei suoi giorni al Manchester United. Ferguson ha poi scritto che diventó impossibile per lui da lí in poi rimanere con i piedi per terra come calciatore e non diventare una star a tutto tondo.

Il passo successivo per lui era chiaro. Sarebbe diventato un “Galactico”. L’era dei Galacticos era una politica del Real Madrid voluta dal presidente Florentino Perez. Il club era stato costretto a firmare una superstar globale ogni estate.
Questo fu al tempo un evidente cambiamento nella strategia calcistica per un mega club. I giocatori vengono ingaggiati in base al loro brand e alla loro attrattiva per gli sponsor, oltre cha alla loro abilità calcistica.
Il suo potenziale commerciale andó a superare le sue doti in campo, nonostante fosse ancora un giocatore di alta qualità. Diventa poi ovvio il motivo per cui il Real sceglie di inseguire Beckham a discapito di vincitori della coppa del mondo come Ronaldinho.

I MOMENTI CHIAVE

Il gol da metá campo contro il Wimbledon:

Il Manchester United, il campione in carica, è andato a Selhurst Park nel giorno di apertura della stagione 1996. È stata una partita facile per lo United. Con lo United giá in vantaggio di 2 gol, David Beckham onora le prime pagine dei giornali con il suo momento di magia.
Vede il portiere di Wimbledon, Neil Sullivan, fuori dalla linea di porta. Beckham decide di creare il suo momento hollywoodiano.
Prende un tiro in porta dalla linea di metà campo. Sullivan vede la palla in ritardo e cerca di fare un ultimo tentativo. Ma la palla scivola sotto la traversa senza dargli scampo.
Con quella magia fornisce una amara consolazione ai fan del Wimbledon e alla loro serata incredibilmente brutta. Beckham si annuncia sulla scena mondiale.

Il cartellino rosso contro l’Argentina:

Ogni genio ha un lato spericolato. Nel caso di Beckham, gli è costato caro. L’Inghilterra stava battendo l’Argentina nei quarti di finale della Coppa del Mondo 1998. Diego Simeone, l’attuale allenatore dell’Atletico Madrid, commette uno stupido fallo su Beckham vicino alla linea di metà campo. Beckham perde la calma e reagisce prendendo a calci Simeone con l’arbitro a pochi metri di distanza. L’arbitro tira fuori il secondo giallo a Beckham per espellerlo. L’Inghilterra poi perderá il controllo del gioco e alla fine perde ai rigori. Il giorno successivo The Mirror lesse “10 leoni inglesi e uno stupido ragazzo”. Questo è stato probabilmente il punto più basso per Beckham con la maglia dell’Inghilterra.

Il treble del 1999 con il Manchester United:

È stata senza dubbio la stagione più bella per qualsiasi club inglese e Beckham ha giocato un ruolo fondamentale in quel dream team.
Il suo gol contro il Tottenham ha sigillato il campionato per lo United. La finale dell’UCL di quell’anno è stata una delle più grandi
di sempre. Molti ricordano Solskjaer per il suo gol vincente e il commento iconico. Ma fu Beckham a realizzare un perfetto tiro da fermo che ha portato al gol. Quella è stata probabilmente la sua più grande stagione in assoluto con una maglia dello United.

Quel gol contro la Grecia:

L’Inghilterra era in una situazione strana nelle qualificazioni ai mondiali. Nonostante abbia battuto la Germania 5-1 nel proprio
cortile, l’Inghilterra ha avuto difficoltà nel resto delle partite in trasferta. Avevano bisogno di un solo punto contro la Grecia per
qualificarsi alla Coppa del Mondo 2002. Con sorpresa di tutti, l’Inghilterra era in svantaggio per 2-1 nei supplementari all’Old Trafford.
L’Inghilterra riceve una punizione nel finale dal limite dell’area. Beckham si fa avanti per prenderla. Il numero 7 inglese sa che é l`occasione per cancellare quella uscita di testa di 4 anni prima. Beckham non delude. C’era un’euforia assoluta sugli spalti e nella voce del commentatore. La redenzione era completa.

Il trasferimento ai Galacticos:

A Beckham mostrano le porte di uscita dall’Old Trafford nel 2003 dopo un litigio con l’allenatore, Sir Alex Ferguson. Il suo trasferimento al Real Madrid porta grande clamore. Beckham inizia bene con 5 gol e 4 assist nelle prime 16 partite, diventa parte integrante del dream team. Ma le cose andarono troppo in fretta per lui. Il Real Madrid viene pian piano eliminato da tutte le competizioni entro la fine di marzo. La forma e le promesse che mostrava una volta al Manchester United erano ormai lontane. Non dá mai il meglio al Bernabeau e decide di abbandonare anche la nazionale. Privo di obblighi contrattuali con il Real Madrid, decide di trasferirsi ai LA Galaxy la stagione dopo.

Edin Dzeko non é mai stato un vero capitano per la Roma

Pochi club al mondo sono più inclini all’autodistruzione della Roma.

L’ultimo litigio tra Paulo Fonseca e Dzeko non è affatto nuovo, visto che la Roma ha attraversato giá screzi enormi tra Francesco Totti e Luciano Spalletti pochi anni addietro, ma questa volta è diverso. Totti era un’icona, mentre Dzeko è un attaccante che apparentemente ogni anno è sul punto di partire per Chelsea, Inter o Juventus.

Spalletti nel 2016 era al suo ritorno al club dopo il ciclo 2005-2009. Riuscirá a portare i giallorossi al secondo posto dopo l`inizio disastroso di Rudi Garcia. Di Fonseca possiamo soltanto parlare fino ad ora di un buon gioco ma di risultati mediocri nella stagione di esordio, quella passata (e di un rapporto con i tifosi che stenta a decollare).

In tutta la diatriba dell`ultimo mese Dzeko si é comportato in modo intelligente, però.
Escluso dagli allenamenti con i compagni, ha insistito comunque per assistere a ogni partita sugli spalti, supportare la squadra e festeggiare a ogni gol. Ha avuto modo di conoscere bene i suoi tifosi e ha voluto dimostrare agli ultras che lui era quello che davvero tiene alla Roma, a differenza dell`allenatore di passaggio.

La soluzione è stata una soluzione provvisoria, perché con la finestra di mercato di gennaio chiusa e l’Inter troppo al verde per permettersi lo stipendio di Dzeko, Roma e giocatore non hanno altra scelta che stringere i denti e superare i prossimi sei mesi, cercando di tenere a bada il risentimento reciproco. A luglio ci saranno i soliti rumours di mercato sulla partenza del bosniaco, mentre sarà un miracolo se Fonseca durerà l’intera stagione.

Il general manager Tiago Pinto ha giá degradato Dzeko affermando in sala stampa che la fascia non é piú sua e che sará l`allenatore a decidere il suo successore. La soluzione vera per la fascia di capitano sarebbe stata una decisione che avrebbe dovuto essere presa in primo luogo: fare di Lorenzo Pellegrini il capitano della Roma. Per decenni quell’onore è stato dato solo ai rappresentanti locali: Giuseppe Giannini, Francesco Totti, Daniele De Rossi e Alessandro Florenzi. Negli ultimi anni, quei talenti nostrani, gli uomini che amano la Roma più che un lavoro, sono stati sistematicamente eliminati dalla rosa per motivi sconosciuti. Se i Friedkins sono davvero determinati a ristabilire il legame del club con i tifosi, fare di Pellegrini il capitano è un grande passo nella giusta direzione.

Siamo onesti, a Dzeko è stata data la fascia solo perché non era rimasto nessun altro ed è stato un modo per placarlo dopo che il trasferimento in un club più prestigioso non si era materializzato.
Dzeko non avrebbe dovuto indossarla mai.

Se c’è una cosa su cui i tifosi possono essere tutti d’accordo, è che preferiscono tenere Pellegrini piuttosto che Dzeko o Fonseca (che piú che probabilmente si dedicheranno a un altro progetto).

Ora, tutti sosteniamo Edin Dzeko come un magnifico attaccante.
Ha segnato più di 100 gol per la Roma, e merita molto credito. Ma vogliamo anche il meglio per lui e forse é da ammettere che non puó essere lo stesso leader alla pari di Totti o De Rossi. Forse si sente più libero senza responsabilità, quando può concentrarsi sull’unica cosa che sa fare meglio: segnare.

Strapparlo dalla fascia non dovrebbe essere visto come una punizione ma come una liberazione. Per il bene di tutti. Dzeko e Roma.