La prima esperienza professionistica di Gabriel Batistuta é nei Newell’s Old Boys. In panchina c`é un certo Marcelo Bielsa, con cui l`intesa non scatta praticamente mai. L`esperienza non é delle migliori anche perché Bati fatica costantemente a mantenere il peso forma.
La svolta avviene nel 1991 con il passaggio al Boca, guidato da mister Oscar Tabarez. Il ct decide di spostarlo da attaccante esterno ad attaccante puro. I gol cominciano ad arrivare a grappoli. Il Boca vince tutto e Bati viene convovato per la Copa America.

Batigol trascina l`Argentina alla vittoria, impreziosita dal titolo di capocannoniere con 6 reti, e scatenando su di sé un’asta che coinvolge diversi top teams di tutta Europa. La spunta a sorpresa la Fiorentina, guidata da Mario Cecchi Gori. Il presidente e produttore cinematografico decide cosí di portare in dono alla tifoseria viola, che non ha ancora per niente cancellato dalla memoria la cessione di Baggio alla Juventus dell’anno precedente, un nuovo idolo da coccolare e da venerare.
Alla conclusione della prima stagione, Batistuta è il miglior realizzatore con 13 reti, e in quella seguente farà ancora di piú, anche se tutti quei gol sono resi vani dalla retrocessione della Fiorentina. La differenza (in senso negativo) quell`anno la fa la societá gigliata.
Dopo la scelta di esonerare Radice infatti, cacciato mentre la squadra si trova al sesto posto, la Fiorentina ha un ruolino di marcia catastrofico. I vertici del club decidono di trattenere i migliori giocatori per puntare a una veloce risalita nella massima serie e affidano la panchina a Claudio Ranieri.

Con la Viola tornata subito nella massima serie, per Gabriel é la definitiva consacrazione. In primis per la sua personale partenza, mostruosa, che significa andare a rete per undici giornate consecutive e superare il record durato per 30 anni dell`ala Ezio Pascutti. Al termine del campionato i gol collezionati saranno 26, i quali gli valgono il titolo di capocannoniere.
É anche l`anno in cui Batistuta inizia a indossare la fascia da capitano e ad entrare nell’iconografia del
calcio anni ’90. La celebre esultanza é quella di correre alla bandierina del corner dopo il gol o andare sotto la Curva Fiesole per fare un inchino, per esprimere il suo rispetto verso i tifosi.
Appena successivamente a un`annata none saltante, nel 95-96 la Fiorentina di Ranieri è pronta per il salto di qualità. Oltre al totem Batigol, ormai cercato da mezza Europa, la squadra puó vantare un rifinitore di qualitá eccelsa dal nome Manuel Rui Costa. A completare il gruppo anche Ciccio Baiano (spalla ideale dell’argentino) e Francesco Toldo a presidiare la porta. La Viola, in campionato, finisce al terzo posto, ma la migliore soddisfazione sarà la vittoria della Coppa Italia. Il mattatore della competizione sarà sempre Batigol, che rifilerà quattro reti all’Inter in semifinale e segnerá, sia all’andata che al ritorno, la doppia finale contro l’Atalanta, tornando a regalare al popolo gigliato un trofeo aspettato per più di vent’anni.
In estate, la Supercoppa italiana strappata al Milan, va a gonfiare il bottino viola di pochi mesi prima. A Milano il primo attore della serata è ancora Gabriel Omar, con una doppietta, tra un sombrero a Franco Baresi e una sontuosa punizione.
La corsa verso la telecamera, dopo il secondo gol su punizione, per dedicare alla moglie un “Irina te amo!”, va a riempire i notiziari sportivi e non solo, definendolo come un idolo trasversale alle tifoserie.
Nello stesso anno, il bomber argentino andrá addirittura ad ammutolire una cattedrale come il Camp Nou, nella semifinale di andata di Coppa delle Coppe.
La stagione successiva subentra Alberto Malesani in panchina, uomo che riproduce una scommessa di Cecchi Gori dell’estate ‘97. I gigliati presentano uno stile di gioco super offensivo. Il tecnico veronese, per valorizzare ancora di più Batigol, gli propone al suo fianco giocatori estrosi come Morfeo e Luís Oliveira, a cui poi verrá aggiunto Edmundo nel transfer market di gennaio.
Il momento piú avvincente di quella stupenda Fiorentina viene toccato nel febbraio ’98, nel 3-0 inflitto alla Juventus, che da solo potrebbe garantire la permanenza di Malesani a Firenze. A causa di un brutale rapporto con il presidente peró, l’allenatore non viene confermato. Batistuta inizia a sbuffare e a fine di quella stagione comincia a pensare all`addio.
Successivamente ai Mondiali di Francia, Gabriel sceglie di restare nella Viola, convinto dal nuovo mister Giovanni Trapattoni, che gli promette una Fiorentina da primo posto. L`esperienza fornita dall’esperto Trap forniscono i risultati sperati, perché la squadra é sempre in palla e Batistuta é deciso nel portarsi tutti gli altri sulle sulle spalle. Ora la sua esultanza distintiva è la famosa mitraglia e lo sarà fino alla fine della sua carriera, e oltre.
Un giorno di dicembre, al Franchi si raggiunge il culmine della stagione quando Batistuta insacca la palla contro la Vecchia Signora, perché oltre a battere i nemici di sempre, la Fiorentina va in testa alla classifica. A metá campionato su diciassette partite, la mitraglia ha sparato per diciassette volte . Dopo 30 anni, quella folle idea di riportare il tricolore sotto la Cupola del Brunelleschi prende forma.

La magia si infrange alla terza di ritorno contro il Milan, quando Gabriel si accascia al suolo durante uno scatto tenendosi la gamba.
Il gelo cala sul Franchi, il Franchi tiene il fiato e quando vede il Re Leone portato via in barella capisce che quel giorno di febbraio il sogno é svanito. Al dramma sportivo si aggiungerá il giorno dopo l`incauta scelta societaria di concedere a Edmundo il permesso di andare in Brasile per le celebrazioni del carnevale carioca.
“Ripenso anche io alla stagione 1998-99 e forse quella ricadutache ebbe fu figlia della fretta di recuperarlo. Era un goleador implacabile, dipendevamo da lui. E infatti quando c`é mancato abbiamo faticato. Era un calciatore generoso, non rinunciava mai alla battaglia. Ci vorrebbe una fotocopiatrice per riprodurlo” (Giovanni Trapattoni)
Durante l`ultimo anno di Batigol in riva all’Arno, sará il palcoscenico ineternazionale a regalare grandi emozioni ai tifosi viola, in una Champions League da ricordare. Su tutte la bordata che manda l’Arsenal fuori dalla prima fase, nel match giocato a Wembley.
E piú avanti la rete e l’assist a Balbo, nel 2-0 al Manchester United campione d’Europa, in una notte storica per la Fiorentina.

Terminata l’euforia per la coppa europea, a marzo siamo vicini al momento dei saluti. A trentun anni, per Gabriel è giunto il momento di cercare di chiudere la carriera senza quel rimpianto di uno scudetto mai vinto, ché sarebbe un nonsense per il centravanti più forte della sua generazione.
Si aggregherá alla Roma di Franco Sensi, che per averlo sborserà 70 miliardi di lire, battendo la concorrenza di Inter e Lazio.
Il Re Leone a Roma vincerá finalmente quel benedetto Scudetto.
Quando decide di lasciare il calcio giocato, il conto presentato al Re Leone è davvero salato, dato che non é piú in grado di camminare, tanto è il dolore causato dalle sue caviglie totalmente distrutte, senza più cartilagini, come il medico gli dice. Dopo l`operazione, risucirá almeno a tornare a camminare. Per poterlo vedere correre, invece, bisognerá tornare nel catalogo dei ricordi di Batigol e in quello dei tifosi innamorati per sempre di lui.
E non facciamoci fuorviare da una bacheca non cosí ricca di trofei vinti.
L`amore per la maglia viola, quelle magnifiche divise con lo sponsor Sammontana o Nintendo, la forza che scaturiva dal suo destro o sinistro, l`aver spremuto il suo fisico fino al limite, sono cose che forse valgono ancora di piú.