L`enigma Christian Eriksen

Dopo una buona prestazione nel 4-0 dell`Inter sul Benevento, Christian Eriksen ha ricevuto elogi unanimi, anche se la partita di ieri era chiaramente un palcoscenico non adatto alla definitiva rinascita del campione danese.

Il nazionale danese ha iniziato da titolare (finalmente) la partita contro la compagine di Pippo Inzaghi ed è stato determinante per una vittoria nettissima, con il suo calcio di punizione iniziale che ha costretto Riccardo Improta a deviare nella propria rete.
Pochi minuti dopo ricama un pallone perfetto destinato alla testa di Achraf Hakimi, creando una chiara occasione da gol.
Eriksen, che lotta da inizio stagione per ritrovare le giocate (e soprattutto gli assist) dei tempi del Tottenham Hotspur, ha anche scosso la traversa con un tiro dalla distanza e ha impressionato in un ruolo di centrocampista più profondo, pochi giorni dopo aver segnato una vittoria nel finale contro il Milan in Coppa Italia con uno splendido calcio di punizione.

L`introduzione di Eriksen in squadra offre all’Inter finalmente una minaccia autentica dai calci piazzati. Ai nerazzurri è mancata una presenza minacciosa da situazioni di palla inattiva dai tempi di Wesley Sneijder.

“Da un mese ripeto che questa è l’Inter, nessuno arriverà e nessuno partirà ma voi non volete credermi … Fa parte del progetto, sono contento che abbia segnato contro il Milan. L’ho esortato io a tirare perché sappiamo che qualità ha.
Spero che questo gol lo aiuti un po ‘, è un bravo ragazzo, forse troppo, e lo amiamo tutti negli spogliatoi.”

— Antonio Conte dopo il derby di Coppa Italia

Ieri nel turno di Serie A contro il Benevento sfoggia un`ottima prestazione, anche se forse doveva incidere di piú per sperare di rimpiazzare Marcelo Brozovic a centrocampo. La scelta dell`11 titolare é stato un messaggio di Conte a se stesso e alla sua squadra: più creatività e idee.

Eriksen ha fatto bene ma non è stata questa la prova delle sue capacità. Quella prova arriverá contro un avversario che potrá pressare piú intensamente e costantemente il centrocampo di Conte.
Ha la qualità ma forse non la velocità del pensiero per individuare il passaggio giusto in un istante. Altrimenti hai un altro giocatore come Brozovic, che si è già assicurato il suo ruolo.

Eriksen sarà grato a Conte di aver finalmente giocato per tutta la partita, comunque sia, le possibilità che abbia una discreta fetta dei 90 minuti nella semifinale di Coppa Italia contro la Juventus martedì sono scarse.
Il lato positivo rimane comunque é poter rimanere in rosa e avere la chance di dimostrare le sue capacità e con metà stagione rimanente, una corsa al titolo e due punti sotto i leader, ha solo il tempo e l’opportunità di salire nell`ordine gerarchico del centrocampo nerazzurro.

Il danese é ancora lontano dai fasti dell`esperienza al Tottenham Hotspurs, dove regaló 51 gol e 62 assists in 6 stagioni e svariava su tutto il fronte offensivo senza particolari compiti tattici. La sensazione per l`Inter é comunque di aver ritrovato un giocatore in casa.

Con un briciolo di personalitá in piú nelle scelte e trovando i tempi del pressing e delle letture difensive (molto care a Conte) puó acquistare fiducia in se stesso e nel suo allenatore.

Euro 2021: programma, gruppi e pronostici dei bookmakers.

Per celebrare il suo 60 ° anniversario, il torneo si terrà in 12 diverse città in tutta Europa, ma ci si chiede se il formato multipaese possa essere mantenuto in un mondo post-COVID-19, dove i viaggi ridotti sono vitali per il controllo il virus. Il torneo si svolgerà in paesi in lungo e in largo del continente prima delle semifinali e della finale che si terranno a Wembley, a Londra.

Il timore che in questi giorni sta scuotendo i vertici della Uefa è causata dal format itinerante del prossimo Europeo, che dall`idea originaria dovrebbe svolgersi dall’11 giugno all’11 luglio in dodici paesi differenti (presente anche l’Italia con l’Olimpico di Roma) ma che potrebbe subire una netta variazione, data l`emergenza Covid.

Aleksander Ceferin, figura di spicco dei vertici del calcio europeo, starebbe pensando allopzione di far giocare la competizione in un`unica nazione (la Russia in questo caso sarebbe la favorita).

Una decisione in tal senso dovrebbe arrivare non prima del 5 marzo, quando si analizzeranno quattro scenari: quello più ottimistico (e al momento più irreale) prevederebbe l’apertura degli impianti al 100% del pubblico, gli altri limiterebbero la capienza a percentuali più basse mentre l’ultimo, praticamente sulla scia del contesto attuale, comporterebbe l’intero Europeo a porte chiuse.

La competizione sarà composta da 24 squadre in sei gironi.

GRUPPO A

  • Italia
  • Turchia
  • Svizzera
  • Galles

GRUPPO B

  • Danimarca
  • Finlandia
  • Belgio
  • Russia

GRUPPO C

  • Olandia
  • Ucraina
  • Austria
  • Macedonia del Nord

GRUPPO D

  • Inghilterra
  • Croazia
  • Scozia
  • Repubblica Ceca

GRUPPO E

  • Spagna
  • Svezia
  • Polonia
  • Slovacchia

GRUPPO F

  • Ungheria
  • Portogallo
  • Francia
  • Germania

I primi due di ogni gruppo passeranno agli ottavi di finale con l’eliminazione della squadra al quarto posto. Anche le quattro squadre che si classificano meglio al terzo posto entreranno nella fase a eliminazione diretta con le restanti due squadre che andranno a casa.

Il torneo proseguirà quindi attraverso la fase a eliminazione diretta fino all`incoronazione del vincitore.

A differenza del Mondiale, agli Europei non ci saranno spareggi per il terzo posto.

Le favorite

Anche se mancano tanti mesi alla competizione  continentale le i bookmakers propongono già da tempo le quote su quale sarà la nuova nazionale a laurearsi campione d’Europa. Stando a guardare la lavagna quote prossimo vincitore Euro 2021 troviamo tutti i bookmakers unanimi nell’indicare tre nazionali davanti a tutte le altre. Si tratta di Francia, Belgio e Inghilterra che potrebbero contare su una marcia in più. L’Italia di Roberto Mancini si posizionerebbe subito dietro questo trittico di squadre e su questo incide anche la forse abbordabile qualificazione ai quarti visto che il girone dell’Italia ad Euro 2021 è tutt’altro che proibitivo e lo strabiliante rendimento dei ragazzi di Mancini fa ben sperare in vista dell`appuntamento.

La Francia dunque spartisce con Belgio e Inghilterra il primato sulle lavagna degli scommettitori nelle quote Europei del 2021. Certamente il fatto che i campioni del mondo non siano i principali favoriti nelle quote vincente Europei è dovuto al fatto che i ragazzi di Deschamps sono inclusi con Germania e Portogallo in un vero e proprio gruppo di ferro.

Parlando di Italia,  gli Azzurri hanno archiviato il Gruppo J di qualificazione a quota 30 punti, risultato di 10 vittorie in altrettante partite. Mai prima d`ora c’era stato un en plein in fase di qualificazione a Europei o Mondiali per gli Azzurri.

L’Italia ha fino ad ora vinto 1 solo campionato europeo (nel 1968), arrivando 2 volte 2° (2000-2012) e 1 volta 3° (1988): sarà la volta buona per uno storico bis?

El número nueve: storia di un amore tra Batigol e Firenze

La prima esperienza professionistica di Gabriel Batistuta é nei Newell’s Old Boys. In panchina c`é un certo Marcelo Bielsa, con cui l`intesa non scatta praticamente mai. L`esperienza non é delle migliori anche perché Bati fatica costantemente a mantenere il peso forma.

La svolta avviene nel 1991 con il passaggio al Boca, guidato da mister Oscar Tabarez. Il ct decide di spostarlo da attaccante esterno ad attaccante puro. I gol cominciano ad arrivare a grappoli. Il Boca vince tutto e Bati viene convovato per la Copa America.

Batigol trascina l`Argentina alla vittoria, impreziosita dal titolo di capocannoniere con 6 reti, e scatenando su di sé un’asta che coinvolge diversi top teams di tutta Europa. La spunta a sorpresa la Fiorentina, guidata da Mario Cecchi Gori. Il presidente e produttore cinematografico decide cosí di portare in dono alla tifoseria viola, che non ha ancora per niente cancellato dalla memoria la cessione di Baggio alla Juventus dell’anno precedente, un nuovo idolo da coccolare e da venerare.

Alla conclusione della prima stagione, Batistuta è il miglior realizzatore con 13 reti, e in quella seguente farà ancora di piú, anche se tutti quei gol sono resi vani dalla retrocessione della Fiorentina. La differenza (in senso negativo) quell`anno la fa la societá gigliata.
Dopo la scelta di esonerare Radice infatti, cacciato mentre la squadra si trova al sesto posto, la Fiorentina ha un ruolino di marcia catastrofico. I vertici del club decidono di trattenere i migliori giocatori per puntare a una veloce risalita nella massima serie e affidano la panchina a Claudio Ranieri.

Con la Viola tornata subito nella massima serie, per Gabriel é la definitiva consacrazione. In primis per la sua personale partenza, mostruosa, che significa andare a rete per undici giornate consecutive e superare il record durato per 30 anni dell`ala Ezio Pascutti. Al termine del campionato i gol collezionati saranno 26, i quali gli valgono il titolo di capocannoniere.

É anche l`anno in cui Batistuta inizia a indossare la fascia da capitano e ad entrare nell’iconografia del
calcio anni ’90. La celebre esultanza é quella di correre alla bandierina del corner dopo il gol o andare sotto la Curva Fiesole per fare un inchino, per esprimere il suo rispetto verso i tifosi.

Appena successivamente a un`annata none saltante, nel 95-96 la Fiorentina di Ranieri è pronta per il salto di qualità. Oltre al totem Batigol, ormai cercato da mezza Europa, la squadra puó vantare un rifinitore di qualitá eccelsa dal nome Manuel Rui Costa. A completare il gruppo anche Ciccio Baiano (spalla ideale dell’argentino) e Francesco Toldo a presidiare la porta. La Viola, in campionato, finisce al terzo posto, ma la migliore soddisfazione sarà la vittoria della Coppa Italia. Il mattatore della competizione sarà sempre Batigol, che rifilerà quattro reti all’Inter in semifinale e segnerá, sia all’andata che al ritorno, la doppia finale contro l’Atalanta, tornando a regalare al popolo gigliato un trofeo aspettato per più di vent’anni.

In estate, la Supercoppa italiana strappata al Milan, va a gonfiare il bottino viola di pochi mesi prima. A Milano il primo attore della serata è ancora Gabriel Omar, con una doppietta, tra un sombrero a Franco Baresi e una sontuosa punizione.

La corsa verso la telecamera, dopo il secondo gol su punizione, per dedicare alla moglie un “Irina te amo!”, va a riempire i notiziari sportivi e non solo, definendolo come un idolo trasversale alle tifoserie.
Nello stesso anno, il bomber argentino andrá addirittura ad ammutolire una cattedrale come il Camp Nou, nella semifinale di andata di Coppa delle Coppe.

La stagione successiva subentra Alberto Malesani in panchina, uomo che riproduce una scommessa di Cecchi Gori dell’estate ‘97. I gigliati presentano uno stile di gioco super offensivo. Il tecnico veronese, per valorizzare ancora di più Batigol, gli propone al suo fianco giocatori estrosi come Morfeo e Luís Oliveira, a cui poi verrá aggiunto Edmundo nel transfer market di gennaio.
Il momento piú avvincente di quella stupenda Fiorentina viene toccato nel febbraio ’98, nel 3-0 inflitto alla Juventus, che da solo potrebbe garantire la permanenza di Malesani a Firenze. A causa di un brutale rapporto con il presidente peró, l’allenatore non viene confermato. Batistuta inizia a sbuffare e a fine di quella stagione comincia a pensare all`addio.

Successivamente ai Mondiali di Francia, Gabriel sceglie di restare nella Viola, convinto dal nuovo mister Giovanni Trapattoni, che gli promette una Fiorentina da primo posto. L`esperienza fornita dall’esperto Trap forniscono i risultati sperati, perché la squadra é sempre in palla e Batistuta é deciso nel portarsi tutti gli altri sulle sulle spalle. Ora la sua esultanza distintiva è la famosa mitraglia e lo sarà fino alla fine della sua carriera, e oltre.

Un giorno di dicembre, al Franchi si raggiunge il culmine della stagione quando Batistuta insacca la palla contro la Vecchia Signora, perché oltre a battere i nemici di sempre, la Fiorentina va in testa alla classifica. A metá campionato su diciassette partite, la mitraglia ha sparato per diciassette volte . Dopo 30 anni, quella folle idea di riportare il tricolore sotto la Cupola del Brunelleschi prende forma.

La magia si infrange alla terza di ritorno contro il Milan, quando Gabriel si accascia al suolo durante uno scatto tenendosi la gamba.
Il gelo cala sul Franchi, il Franchi tiene il fiato e quando vede il Re Leone portato via in barella capisce che quel giorno di febbraio il sogno é svanito. Al dramma sportivo si aggiungerá il giorno dopo l`incauta scelta societaria di concedere a Edmundo il permesso di andare in Brasile per le celebrazioni del carnevale carioca.


“Ripenso anche io alla stagione 1998-99 e forse quella ricadutache ebbe fu figlia della fretta di recuperarlo. Era un goleador implacabile, dipendevamo da lui. E infatti quando c`é mancato abbiamo faticato. Era un calciatore generoso, non rinunciava mai alla battaglia. Ci vorrebbe una fotocopiatrice per riprodurlo” (Giovanni Trapattoni)


Durante l`ultimo anno di Batigol in riva all’Arno, sará il palcoscenico ineternazionale a regalare grandi emozioni ai tifosi viola, in una Champions League da ricordare. Su tutte la bordata che manda l’Arsenal fuori dalla prima fase, nel match giocato a Wembley.
E piú avanti la rete e l’assist a Balbo, nel 2-0 al Manchester United campione d’Europa, in una notte storica per la Fiorentina.

Terminata l’euforia per la coppa europea, a marzo siamo vicini al momento dei saluti. A trentun anni, per Gabriel è giunto il momento di cercare di chiudere la carriera senza quel rimpianto di uno scudetto mai vinto, ché sarebbe un nonsense per il centravanti più forte della sua generazione.

Si aggregherá alla Roma di Franco Sensi, che per averlo sborserà 70 miliardi di lire, battendo la concorrenza di Inter e Lazio.
Il Re Leone a Roma vincerá finalmente quel benedetto Scudetto.

Quando decide di lasciare il calcio giocato, il conto presentato al Re Leone è davvero salato, dato che non é piú in grado di camminare, tanto è il dolore causato dalle sue caviglie totalmente distrutte, senza più cartilagini, come il medico gli dice. Dopo l`operazione, risucirá almeno a tornare a camminare. Per poterlo vedere correre, invece, bisognerá tornare nel catalogo dei ricordi di Batigol e in quello dei tifosi innamorati per sempre di lui.

E non facciamoci fuorviare da una bacheca non cosí ricca di trofei vinti.

L`amore per la maglia viola, quelle magnifiche divise con lo sponsor Sammontana o Nintendo, la forza che scaturiva dal suo destro o sinistro, l`aver spremuto il suo fisico fino al limite, sono cose che forse valgono ancora di piú.

Lo stop ai folli ingaggi cinesi – Via al grande esodo

La Super League cinese è pronta per l’esodo dei suoi più grandi nomi dopo l’introduzione di un tetto salariale .

Ció  significa che l’ex star del Chelsea Oscar, per esempio,  dovrà subire un taglio di stipendio dell’86% – perdendo oltre 16 milioni di sterline all’anno – se vuole rimanere a Shanghai.

Negli ultimi anni, tutta una serie di grandi nomi della Premier League e di altri importanti campionati europei si sono avvantaggiati della generositá del calcio cinese con stipendi da sogno. Ora la favola sembra che si sia conclusa con nuove misure che verranno introdotte nella prossima stagione.

È stato rivelato che gli stipendi per i giocatori nazionali saranno limitati a £ 572.000 all’anno, mentre i giocatori stranieri potranno guadagnare un massimo di £ 2,7 milioni all’anno.

Qui alcuni esempi dei calciatori piú pagati finora:

OSCAR: £476.000 a settimana.

CEDRIC BAKAMBU: £ 341.000 a settimana.

HULK : £ 293.000 a settimana.

STEPHAN EL SHAARAWY: £288.000 a settimana.

GRAZIANO PELLÉ: £ 288.000 a settimana.

EDER: £250.000 a settimana

Un gran numero di giocatori stranieri dovrebbero ora uscire dalla Cina e per Pellé e Eder si prospetta un ritorno in Italia, rispettivamente a Juventus/Fiorentina e all`Inter.

“La spesa dei club CSL era fino ad ora circa 10 volte superiore alla K-League della Corea del Sud e tre volte superiore alla J-league giapponese. Ma la nostra squadra nazionale è molto indietro “, ha detto il presidente della CFA Chen Xuyuan.

“Le bolle non solo influenzano il presente del calcio cinese, ma ne danneggiano anche il futuro.” Sono stati inoltre introdotti limiti di spesa per la seconda e terza divisione.

La limitazione non varrá peró per gli allenatori. Fabio Cannavaro ad esempio continuerá a guadagnare 13,5 milioni l`anno.

Una classifica delle rovesciate piú impossibili di sempre

Pochi giorni fa Mattia Zaccagni ha messo a segno uno splendido gol su rovesciata. Oggi celebriamo il piú spettacolare gesto tecnico con una speciale classifica.

Eseguire una rovesciata é il sogno di tutti i calciatori amatoriali.

Perché quella famosa stilizzazione di Carlo Parola sugli album della Panini evocava piú di una giocata, era bensí il sogno di poterla replicare. Ma quali sono le piú spettacolari di sempre? Cerchiamo qui di elencare le piú difficili da realizzare.

10 – Mexes vs Anderlecht:

Mexes ha segnato addirittura 2 gol in rovesciata nella sua carriera (l`altro in amichevole estiva). Qui il francese decide di provarci dafuori dell`area di rigore su assist di Flamini. La palla va altissima e finisce sotto la traversa alla destra del portiere.

9 – Gareth Bale vs Liverpool:

L`occasione non é proprio delle piú inutili, siamo in finale di Champions League. Il gallese decide di chiudere la partita cosí. La coordinazione é perfetta e Karius (appena autore di due errori mostruosi) non ha tempo di reagire.

8 – Rooney vs Manchester City:

É il derby di Manchester, tensione alle stelle. Le 2 squadre si giocano nel derby una fetta importante del campionato.

Sul 2-1 per lo United, Nani serve a Rooney un cross a mezz`altezza. Lui fa letteralmente esplodere lo stadio con una sforbiciata magica, che chiude la partita e lo fa diventare una specie di icona della cittá.

7 – Gianluca Vialli vs Cremonese:

Siamo negli anni mitici della Juve di Vialli, Baggio e Ravanelli.

I gol migliori in acrobazia in quella squadra con Lippi in panchina sono specialitá del numero 9, che in aria se la cava come col pallone tra i piedi. Qui a farne le spese é la Cremonese, con i difensori che rimangono increduli. Tanta poesia e tanto vintage.

6 – Marco Van Basten vs FC Den Bosch:

I gol acrobatici erano una buona abitudine per l`olandese. Qui il pallone gli viene servito da destra. Van Basten, posizionato sul vertice sinistro dell`area, va a incrociare in aria verso il sette opposto. La traiettoria non puo` essere piú perfetta. Palo-gol e portiere fermo.

5 – Moriero vs Neuchatel Xamax:

`Checco Moriero ci delizia nel 1997 in Coppa Uefa.

Quando nessuno se l`aspetta, su cross precisissimo di Sartor Moriero fa la magia. Da buon brevilineo trova in pochi attimi la cordinazione e si inventa una sforbiciata a incrociare da urlo.

4 – Youri Djorkaeff vs Roma:

1997. Chi ha l`etá per ricordarselo lo tiene ancora in memoria.

Il portiere giallorosso Sterchele respinge di piede un tiro di Ganz e la palla si impenna. Pazzamente il gioiello francese decide di trovare un gol che qualsiasi interista ricorda.

3 – Ibrahimovic vs Inghilterra:

Nel 2012 Zlatan decide di esagerare.

Dopo 3 gol personali entra nella storia. Pasticcio di Joe Hart che esce di testa e la alza in aria. Ibrahimovic sa che il portiere é fuori porta e prova l`impossibile, una rovesciata da 40 metri. Un misto tra arte, balistica e taekwondo.

2 – Cristiano Ronaldo vs Juventus:

Il re della Champions contro la sua futura squadra. L`impatto perfetto col pallone, l`elevazione a piú di 2 metri di altezza e l`ennesima prodezza lasciano sbigottiti i tifosi juventini, Buffon e Zidane (con una mano sulla testa).

Poi l`ovazione e la mano sul petto di Ronaldo che fanno scattare la scintilla.

1- Ronaldinho vs Villareal:

Per la cima della classifica abbiamo scelto questa prodezza considerando una serie di fattori.

Nel gesto é da ammirare la prontezza nella torsione del corpo sull`arrivo del cross, poi la capacitá di reagire a un impreciso stop di petto e la velocitá con cui tutto accade. Del resto il Gaucho ci abituava a giocate che neanche alla Playstation sembravano possibili.

Difficili da pensare, certe cose, figuriamoci farle.

Il ritorno del Diavolo. 6 buone ragioni per credere nello scudetto.

𝐋𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭á 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚. Pioli ha ricostruito un gruppo dal niente. Con o senza Ibra, il Milan viaggia a grandi ritmi sempre e comunque. Il gruppo sembra superare le difficoltá con lo spirito e il senso di squadra.

𝐈 𝐛𝐢𝐠 𝐦𝐚𝐭𝐜𝐡: il Milan contro le grandi. Qui il Diavolo é primo in graduatoria, avendo battutto Inter, Napoli e Lazio. Chiaro segno di personalitá.

𝐈𝐛𝐫𝐚𝐡𝐢𝐦𝐨𝐯𝐢𝐜. Tornerá lui, il vero trascinatore e con lui tutta l`esperienza che puó essere decisiva nei momenti cruciali da qui a fine campionato.

𝐓𝐡𝐞𝐨 𝐇𝐞𝐫𝐧𝐚𝐧𝐝𝐞𝐳, quella furia a sinistra. É difficile stabilire se sia piu` la sua forza fisica o la sua qualitá. Che faccia gol arrivando al limite dell`area come un treno o che serva assist come un rifinitore puro, Theo é davvero un lusso.

𝐋𝐞 𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐧𝐞 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐞. Il Milan ha saputo meglio delle altre trovare la giusta luce in questo calcio stranito dal Covid. Ha avuto tantissimi contagiati ma non ne é mai stato condizionato. Non troppo a caso la lunga serie di gare senza sconfitte é cominciata con gli stadi vuoti nella stagione scorsa alla ripresa del campionato. Un calcio nuovo senza pressioni del pubblico ha facilitato le prestazioni dei molti giovani. Per chi gioca in leggerezza puó essere un vantaggio.

𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐨 𝐏𝐢𝐨𝐥𝐢. Ha fatto un miracolo, riuscendo dove avevano fallito i suoi predecessori. Gioco ed identitá sono evidenti, come soprattutto l`unitá di intenti. Bravo.