Un nuovo Neymar?

Le ultime prestazioni generose e mature sono da vero top player ma quasi ogni aspetto della sua carriera ha diviso le opinioni.

Quando ha lasciato il Barcellona per il Paris Saint-Germain per 222 milioni di euro nel 2017, era una superstar superficiale e vacua, più interessata ai soldi che a vincere trofei.
Per altri era un calciatore ambizioso e desideroso di lasciare il regno di Lionel Messi per fondare il proprio.

Quando si tuffa con la maglia del Brasile ai Mondiali, fa vergognare una nazione orgogliosa. Amplifica l’idea di avere avuto una storia famigliare facile, essendo stato allevato nell’accademia del Santos, piuttosto che nelle difficili favelas.
Per altri è il fulcro creativo della Selecao e l’obiettivo più evidente.

Quando si infortuna, è debole. Per altri è vittima di maldestri contrasti da parte di difensori inferiori della Ligue 1.

Anche quando si prepara per le fasi a eliminazione diretta della Champions League di questa stagione, si prepara la cresta e indossa gli occhiali da sole colorati per i social media, come se stesse andando a un appuntamento su Tinder piuttosto che alla partita più importante nella storia del PSG.
Per altri sta proiettando l’immagine di un campione che mantiene la calma prima di una gara decisiva.

Neymar era e rimane il calciatore più divisivo della sua generazione, sia per il club che per la nazione.
Si diverte. Si infuria. Può avere ragione e torto in una singola partita, commento o post sui social media.

Ma nelle ultime 2 partite di fase a eliminazioni di Champions League è stato diverso.
Non ha lasciato spazio a interpretazioni errate. Nella sua prestazione esemplare nella semifinale vinta per 3-0 dal PSG contro il Lipsia era troppo concentrato e lucido per dividere il pubblico.

Ha mantenuto le cose semplici. Ha giocato per la squadra.

Questo è il nuovo Neymar, 28 anni. La sua età ha forse costretto il brasiliano a fare il punto della sua carriera.

La sua storia deve essere scritta adesso.

Da Vialli a Guardiola. Allenatori debuttanti diventati vincenti.

La notizia calcistica delle ultime ore é quella di Andrea Pirlo allenatore della Juventus, che scavalca nelle decisioni della dirigenza allenatori di esperienza come Zidane, Simone Inzaghi, Pochettino e Conte.

Il Maestro va a sedersi da esordiente assoluto in panchina, iniziando dal top in Italia e in Europa, una squadra che deve vincere l`ennesimo scudetto di fila ma soprattutto la Champions League. Senza scuse.

Nell`era del calcio moderno altri debuttanti hanno stupito da subito come grandi allenatori, capaci di vincere alla prima esperienza:
𝐒𝐯𝐞𝐧-𝐆𝐨̈𝐫𝐚𝐧 𝐄𝐫𝐢𝐤𝐬𝐬𝐨𝐧 vince la Coppa Uefa nel 1982 con il Göteborg, a 34 anni.
𝐆𝐢𝐚𝐧𝐥𝐮𝐜𝐚 𝐕𝐢𝐚𝐥𝐥𝐢 vince la Coppa delle Coppe nel 1998 col Chelsea, a 33 anni.
𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞́ 𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚𝐬-𝐁𝐨𝐚𝐬 vince l’Europa League col Porto, a 33 anni.

Il centrocampista che diventa allenatore non e` una novita`. Ma gli ultimi a effettuare questa scelta, 𝐒𝐭𝐞𝐯𝐞𝐧 𝐆𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐝 e 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐤𝐢𝐞 𝐋𝐚𝐦𝐩𝐚𝐫𝐝, hanno comunque fatto esperienza nelle giovanili del Liverpool e nel Derby County, prima di allenare Rangers e Chelsea.

Pirlo può davvero emulare Guardiola e Zidane?
Glielo auguriamo, ma entrambi hanno un percorso diverso dal bresciano. Prima di allenare il Barcellona e il Real Madrid, sia Guardiola che Zidane hanno passato almeno una stagione di gavetta nelle rispettive squadre B.


𝐏𝐞𝐩 𝐆𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐨𝐥𝐚 nel 2007/08, appena smesso di giocare, fa un’ottima stagione vincendo la Tercera Divisiòn e conquista un posto in Segunda Divisiòn B.

𝐙𝐢𝐧𝐞𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐙𝐢𝐝𝐚𝐧𝐞 invece smette col calcio giocato nel 2006 e dal 2009 al 2013 riveste vari incarichi dirigenziali al Real. Va poi a entrare nello staff di Carlo Ancelotti nel luglio 2003.
Nel gennaio 2016 lo chiamano a rimpiazzare Rafa Benitez sulla panchina della prima squadra. Il resto è storia di brillanti vittorie europee.

Diverse sono anche le circostanze.
Guardiola e Zidane giungono in un periodo di culmine di Barcellona e Real Madrid con i giocatori principali nel pieno della loro carriera.
Andrea Pirlo viceversa subentra in un’epoca di ricostruzione necessaria, e un progetto tecnico assente.
E per di piu`, Barça e Real si trovavano in fase economica espansiva: questa Juve è appesantita da un sacco di debiti, un centrocampo da rifare e il budget presumibilmente non sara` simile a quello dei 4-5 top clubs europei.

Non poteva esserci momento e circostanze peggiori per Andrea da Brescia ma tanta buona fortuna a una bandiera del calcio italiano.